(castillano / italiano / francais)



RSF al servizio della CIA


1. RSF ACCUSATA DI AVER INTASCATO FONDI DELLA CIA (aprile 2006)

2. Polémique : RSF payé par la CIA et les multinationales ? (Maxime
Vivas)
1) article initial (Métro 5 avril),
2) réponse de RSF aujourd’hui (Droit de réponse)
3) réponse à la réponse

3. Reporteros Sin Fronteras (RSF) Financiado por Instituto
Republicano Internacional /
Le financement de Reporters sans frontières par la NED/CIA
(par Diana Barahona, Jeb Sprague)

4. SUBSIDIOS DE 1.300.000 EUROS A "REPORTEROS SIN FRONTERAS"
Para cubrir a Robert Ménard, la UE se refugia en la burocracia

5. RSF, proxénète de l’information (Djamal Benmerad)


LINK: DOSSIER DE R.S.F.

http://emba.cubaminrex.cu/Default.aspx?tabid=3865


=== 1 ===

http://www.lsdi.it/versp.php?ID_art=262
14-04-2006

RSF ACCUSATA DI AVER INTASCATO FONDI DELLA CIA

Nuove polemiche in Francia scatenate da un’ intervista a Metro-France
dello scrittore Maxime Vivas , secondo cui Rsf avrebbe ricevuto
finanziamenti anche da oranizzazioni ‘’paravento della Cia’’ – ‘’Pura
disinformazione’’, ‘’menzogne spudorate’’, replica Rsf – Nel 2005,
controreplica Vivas a Rsf sono andati fondi per 40.000 dollari dal
National Endowment for Democracy (NED).



Riesplodono in Francia le polemiche su Reporters sans frontières, l’
associazione per la difesa della libertà di stampa accusata
nuovamente di utilizzare fondi e sostegni da parte di agenzie
governative Usa, soprattutto in relazione all’ America Latina.
La polemica è partita da una intervista di qualche giorno fa all’
edizione francese del quotidiano gratuito Metro rilasciata da Maxime
Vivas, scrittore francese vicino ad Attac-France e autore – insieme a
Danielle Bleitrach e Viktor Dedaj di "Les Etats-unis de mal empire
" (éd.Aden, 287 p., 20 €) un libro in cui – spiega lo stesso Vivas su
Bellaciao - http://bellaciao.org/fr/article.php3?id_article=25716
- , il sito dell’ omonimo collettivo italo-francese, si sosteneva
fra l’ altro che Reporters sans frontières ‘’era finanziata da
strutture paravento della Cia’’.
Rsf ha protestato duramente imponendo a Metro la pubblicazione di una
rettifica in cui respingeva seccamente le accuse e parlava di
‘’disinformazione’’, minacciando di ricorrere alla magistratura.
Vivas ha replicato con una risposta ancora più dura, definendo le
affermazioni di Rsf ‘’menzognere e minacciose’’ . Non mi
denunceranno, ne sono più che sicuro - sostiene Vivas – perché
‘’mentono spudoratamente’’.

****************
Nell’ intervista (Métro France du 05/04/06 - http://
www.metrofrance.com/site/home.php?
sec=contenu&Idarbo=21&Idarbo1=138&content=1&id=57398&resec=liste_complet
e&vi=0 ), dal titolo ‘’Il Sud, fronte del rifiuto’’, Vivas aveva
affermato in particolare:
''RSF, che non si occupa d’ altro che della stampa povera nei paesi
poveri, è stata la sola a felicitarsi con Pedro Carmona dopo il suo
colpo di Stato contro Chavez, riportato al potere dal popolo dopo
appena 48 ore. Bella lezione di democrazia da parte di una ong
finanziata da strutture paravento della Cia !’’.

‘’Alt alla disinformazione’’ : con questo titolo Metro pubblica la
rettifica dfi Rsf, secondo cui ‘’è falso’’ che Rsf si occuperebbe
‘’solo di stampa povera nei paesi poveri’’.
Noi – sostiene l’ associazione parigina diretta da Robert Ménard –
‘’siamo la sola organizzazione al mondo ad aver pubblicato, ad
esempio, un rapporto dettagliato su alcuni casi di giornalisti
imprigionati dagli Usa (cfr. "Quand l’Amérique emprisonne des
journalistes" su http://www.rsf.org ). Altro esempio : dall’ inizio
del 2006 siamo intervenuti a più riprese per denunciare gli attacchi
alla libertà di stampa in Germania, Australia, Canada, Spagna, Usa,
Francia, Italia, Giappone, Portogallo e Svizzera. Paesi che
difficilmente possono essere definiti... poveri’’.

Quanto al fatto che, secondo Vivas, Rsf si sarebbe felicitato con
Pedro Cardona dopo il golpe contro Chavez, si tratterebbe di ‘’una
invenzione’’. ‘’Se all’ epoca – aggiunge Rsf – abbiamo criticato l’
autoritarismo del presidente contro la stampa, abbiamo ugualmente
denunciato gli ‘eccessi dell’ anti-chavismo’ e la deriva di alcuni
media che non esitavano a pubblicare false informazioni, mettendo a
volte in pericolo giornalisti vicini a Chavez’’.

Infine, l’ affermazione secondo cui Rsf sarebbe una Ong ‘’finanziata
da strutture schermo della Cia’’ sarebbe ‘’una diffamazione pura e
semplice’’. ‘’I conti della nostra organizzazione, che è riconosciuta
di pubblica utilità, – afferma Rsf – sono certificati da revisori dei
conti indipendenti e pubblici. Nel 2005 il 52% delle nostre risorse
provenivano dalla vendita di libri fotografici, il20% da donazioni di
imprese, il 14% da sovvenzioni pubbliche e private e il 7% da
donazioni’’.

****************************
Nella sua controreplica – pubblicata su Bellaciao – Vivas ricorda che
Rsf il 12 aprile 2002, il giorno dopo il putsch antichavista si era
rivolto alle ‘’nuove autorità’’ parlando di Chavez come dell’ ‘’ex
presidente’’ e sostendo, ‘’falsamente’’, che Chavez aveva firmato le
proprie dimissioni.

Tra l’ altro, aggiunge lo scrittore, uno dei due corrispondenti di
Rsf a Caracas, Ewald Schwarenberg, era un giornalista di El Nacional
che in un editoriale del 12 aprile aveva salutato il golpe come una
‘’vittoria della democrazia’’. Mentre l’ altra corrispondente di Rsf,
la politologa Maria José Perez, era una consigliera dell’ opposizione
anti-chavistaeillère de l’opposition anti-chaviste.

Quanto alla lista fornita da Rsf per i suoi interventi contro i
‘’paesi ricchi’’, Vivas ribatte che si tratta di ‘’polvere negli
occhi’’. Nessuna di quelle denunce – aggiunge – figura sdulla home
page dell’ organizzazione, che raccoglie invece solo denunce contro
vicende relative a paesi poveri.

Rsf – spiega Vivas – ‘’protesta a volte contro i potenti, ma senza
nessuna azione spettacolare e soprattutto mai contro il paese che in
questi ultimi anni ha ucciso il maggior numero di giornalisti : gli
Stati Uniti’’.
Infine, sulla questione dei dollari Usa, Vivas cita un articolo dell’
11 marzo 2005 di Diana Barahona dans Northern California Media Guild,
secondo cui RSF avrebbe ricevuto ‘’fond governativi americani
attraverso la NED (National Endowment for Democracy,)’’ : « L’
avvocato Eva Golinger – sosteneva l’ articolo – ha scoperto che più
di 20 milioni di dollari sono stati versati da NED e USAID a gruppi
d’ opposizione e media privati del Venezuela, molti dei quali avevano
partecipat al golpe. La NED ha distribuito a Rsf circa 40.000 dollari
nel gennaio 2005...»

Un ex agente della Cia specializzato in America latina, Philip Agee,
ha rivelato in una intervsta al giornalista Jonah Gindin (25 marzo
2005) che – prosegue Vivas - la NED lavora con la Cia. In Nicaragua,
contro i sandinisti, « la CIA et la NED hanno messo in piedi un
fronte civico chiamato Via Civica ».
Altro sponsor di RSF dal 2002 – dice Vivas - il Center For a Free
Cuba, creato per rovesciare il potere cubano e diretto da un agente
della CIA, Frank Calzon.

Vivas rileva infine che sul suo sito, l’ 8 luglio 2005, Rsf
affermava : « ...Le sole sovvenzioni che noi riceviamo dagli Usa sono
quelle delle fondazioni Center for a Free Cuba e National Endowment
for Democracy (NED)».

‘’Sullo stesso sito, cercando bene, - conclude Vivas - si trova in
caratteri molto piccoli, nell’ elenco degli sponsor, un altro
paravento della Cia creato dal miliuardario e magnate della stampa
George Soros : l’Open Society Institute, molto attivo nel lavoro
sotteraneo di rovesciamento dei governi. Perché Rsf ha nascosto
questi suoi sponsor ai lettori Metro ?’’.


=== 2 ===

http://www.michelcollon.info/articles.php?dateaccess=2006-04-07%
2015:02:46&log=attentionm

Polémique : RSF payé par la CIA et les multinationales ?

Maxime Vivas


Trois courts documents à lire dans cet l’ordre :
1) mon article initial (Métro 5 avril),
2) la réponse de RSF aujourd’hui (Droit de réponse)
3) et ma réponse à la réponse (Réponse MV à RSF 6 avr) que Métro
ne va pas publier, je crois. Ils ont sans doute envie d’arrêter ça et
je peux comprendre, même si ça se termine par une menace. Dommage.
J’y démasque les menteurs.

Métro, 6 avril 2006

Mise au point de Reporters sans frontières.

Halte à la désinformation !

Reporters sans frontières souhaite rectifier les propos inexacts
tenus par Maxime Vivas, dans une interview intitulée "Le Sud, front
de refus", parue dans Métro, le mercredi 5 avril 2006, en page 5.
Maxime Vivas affirme, tout d'abord, que Reporters sans frontières "ne
s'occupe que de la presse pauvre dans les pays pauvres". C'est faux.
Nous sommes la seule organisation dans le monde à avoir publié, par
exemple, un rapport détaillé sur des cas de journalistes emprisonnés
par les Etats-Unis (cf. "Quand l'Amérique emprisonne des
journalistes" sur notre site : www.rsf.org). Autre exemple : depuis
le début de l'année 2006, nous sommes intervenus à plusieurs reprises
pour dénoncer des atteintes à la liberté de la presse en Allemagne,
en Australie, au Canada, en Espagne, aux Etats-Unis, en France, en
Italie, au Japon, au Portugal et en Suisse. Des pays que l'on peut
difficilement qualifier de... pauvres !
Ensuite, Maxime Vivas prétend que Reporters sans frontières a
"félicité" Pedro Carmona après son coup d'Etat contre Hugo Chavez, en
avril 2002. C'est une invention. Si, à l'époque, nous avons critiqué
l'autoritarisme du président Chavez envers la presse, nous avons
également dénoncé les "excès de l'anti-chavisme" et la dérive de
certains médias qui n'hésitaient pas à publier de fausses
informations, mettant parfois en danger des journalistes proches de
Chavez.
Enfin, il conclut en disant que Reporters sans frontières est une
"ONG financée par des officines écrans de la CIA". Diffamation pure
et simple. Les comptes de notre organisation – reconnue d'utilité
publique – sont certifiés par des commissaires aux comptes
indépendants et publics. En 2005, 52 % de nos ressources provenaient
de la vente de nos albums photos, 20 % du mécénat d'entreprise, 14 %
de subventions publiques et privées et 7 % de dons. Le détail de ces
comptes est consultable sur notre site Internet.

Au-delà de ce droit de réponse, Reporters sans frontières se réserve
le droit de poursuivre Maxime Vivas en justice.


RSF, CIA, Venezuela, dollars.

jeudi 6 avril 2006, par Maxime Vivas

J’ai accordé une interview au journal gratuit Métro hier sur le livre
"Les Etats-unis de mal empire " que j’ai co-écrit et j’ai terminé en
disant que Reporters sans frontières était financée par des officines
écrans de la CIA. Fureur de RSF qui a obtenu aujourd’hui un droit de
réponse aussi nul que mensonger et menaçant : l’officine se "réserve
le droit de me poursuivre". Ils ne le feront pas, j’ai tout bon et
ils mentent éhontément.

1. Extrait de l'interview de Vivas :
"La pluralité de la presse ne vaut rien si l'information est toujours
la même, si elle n'est pas un contre-pouvoir, n'en déplaise à
Reporters sans Frontières. RSF qui ne s'occupe que de la presse
pauvre dans les pays pauvres a quand même été la seule ONG à
féliciter Pedro Carmona après son coup d'Etat contre Chavez, remis au
pouvoir par le peuple 48 heures plus tard. belle leçon de démocratie
de la part d'une ONG financée par des officines écrans de la CIA. "
+++++++++++++++++++++

2. Droit de réponse de RSF
Métro, 6 avril 2006

Mise au point de Reporters sans frontières.

Halte à la désinformation !

Reporters sans frontières souhaite rectifier les propos inexacts
tenus par Maxime Vivas, dans une interview intitulée "Le Sud, front
de refus", parue dans Métro, le mercredi 5 avril 2006, en page 5.
Maxime Vivas affirme, tout d'abord, que Reporters sans frontières "ne
s'occupe que de la presse pauvre dans les pays pauvres". C'est faux.
Nous sommes la seule organisation dans le monde à avoir publié, par
exemple, un rapport détaillé sur des cas de journalistes emprisonnés
par les Etats-Unis (cf. "Quand l'Amérique emprisonne des
journalistes" sur notre site : www.rsf.org). Autre exemple : depuis
le début de l'année 2006, nous sommes intervenus à plusieurs reprises
pour dénoncer des atteintes à la liberté de la presse en Allemagne,
en Australie, au Canada, en Espagne, aux Etats-Unis, en France, en
Italie, au Japon, au Portugal et en Suisse. Des pays que l'on peut
difficilement qualifier de... pauvres !
Ensuite, Maxime Vivas prétend que Reporters sans frontières a
"félicité" Pedro Carmona après son coup d'Etat contre Hugo Chavez, en
avril 2002. C'est une invention. Si, à l'époque, nous avons critiqué
l'autoritarisme du président Chavez envers la presse, nous avons
également dénoncé les "excès de l'anti-chavisme" et la dérive de
certains médias qui n'hésitaient pas à publier de fausses
informations, mettant parfois en danger des journalistes proches de
Chavez.
Enfin, il conclut en disant que Reporters sans frontières est une
"ONG financée par des officines écrans de la CIA". Diffamation pure
et simple. Les comptes de notre organisation – reconnue d'utilité
publique – sont certifiés par des commissaires aux comptes
indépendants et publics. En 2005, 52 % de nos ressources provenaient
de la vente de nos albums photos, 20 % du mécénat d'entreprise, 14 %
de subventions publiques et privées et 7 % de dons. Le détail de ces
comptes est consultable sur notre site Internet.

Au-delà de ce droit de réponse, Reporters sans frontières se réserve
le droit de poursuivre Maxime Vivas en justice.
++++++++++++++++++++++++++++

3. RSF, CIA, Venezuela, dollars.
Maxime Vivas

RSF prétend dans Métro s’attaquer à la presse des pays riches, ne pas
empocher des dollars, n’avoir pas félicité les putschistes
vénézuéliens. Sur ce dernier point, je crois avoir dit lors de
l’interview téléphonique : « s’est félicité ». Dont acte. C’est un
problème de transcription qui n’exonère pas RSF.

1) Venezuela. Le coup d’Etat a eu lieu entre le 11 et le 14 avril 2002.
Dès le 12 avril, RSF s’adressait aux nouvelles « autorités » (ce qui
revenait à les reconnaître de facto). Elle y parlait de « l’ancien
président » et concluait : « Reclus dans le palais présidentiel, Hugo
Chávez a signé sa démission dans la nuit, sous la pression de
l’armée. » Or, Chavez n’avait pas démissionné, pour ne pas
démoraliser ses partisans dans l’Armée et dans la rue. Dire le
contraire était un acte hautement politique.
A Caracas, un des deux correspondants de RSF, Ewald Schwarenberg,
était journaliste à El Nacional dont l’édito du 12 avril saluait le
coup d’Etat comme une « victoire de la démocratie ». Par parenthèse,
le 25 juillet 2004, l’ex-président Carlos Andrés Pérez, confiera à El
Nacional : « Je travaille pour renverser Chavez. La violence nous
permettra de le renverser. Chavez doit mourir comme un chien. »
Mauvaise compagnie, RSF !
L’autre correspondant de RSF est la politologue Maria José Perez,
conseillère de l’opposition anti-chaviste. Elle lâchera à retardement
sa nostalgie dans El Universal du 22 novembre 2002 : « Mon coeur
vibre á la vue des militaires insurgés, de ces hommes vertueux qui
défilent sous nos couleurs nationales ».
2) Sur RSF et la presse pauvre. Lisons le livre de Ménard : « Ces
journalistes que l’on veut faire taire » (Albin Michel, mars 2001 ).
« ...pour défendre les journalistes dans le monde, nous avons besoin
du soutien consensuel de la profession, tandis que la réflexion
critique sur le métier de journaliste prête par définition à
polémique. Comment, par exemple, organiser un débat sur la
concentration de la presse et demander ensuite à Havas ou à Hachette
de sponsoriser un événement ? » Et d’insister par cet aveu que
l’hebdomadaire Marianne (5 au 11 mars 2001) qualifiait
sarcastiquement de « formidable » et de « courageux » : « Nous avons
décidé de dénoncer les atteintes à la liberté de la presse en Bosnie
et au Gabon et les ambiguïtés des médias algériens ou tunisiens...
mais de ne pas nous occuper des dérives françaises. »
Quant à la liste fournie par RSF sur ses interventions dans dix pays
riches, c’est de la poudre aux yeux, le minimum syndical. Aucun ne
figure d’ailleurs aujourd’hui en première page de son site, lequel
épingle huit pays pauvres. RSF « proteste » parfois contre les
puissants, mais sans aucune action spectaculairement affichée et
suivie et surtout pas contre le pays qui a tué le plus de
journalistes dans le monde ces dernières années : les USA.
3) Sur les dollars US. Un article daté du 11 mars 2005 de Diana
Barahona dans Northern California Media Guild révèle que RSF perçoit
des fonds gouvernementaux américains via la NED (National Endowment
for Democracy,) : « L’avocate des Droits de l’Homme, Eva Golinger, a
découvert que plus de 20 millions de dollars ont été versés par la
NED et USAID aux groupes d’opposition et médias privés du Venezuela,
dont beaucoup avaient participé au coup-d’état. La NED a accordé à
RSF prés de 40.000 dollars au mois de janvier 2005... » Un ancien
agent de la CIA spécialisé dans l’Amérique latine, Philip Agee, a
révélé dans une interview au journaliste Jonah Gindin (25 mars 2005)
que la NED travaille avec la CIA. Au Nicaragua, contre les
sandinistes, « la CIA et la NED ont mis en place un front civique
appelé Via Civica ». Autre sponsor de RSF depuis 2002 : le Center For
a Free Cuba, créé pour renverser le pouvoir cubain et dirigé par un
agent de la CIA, Frank Calzon.
Texte sur le site de RSF le 8 juillet 2005 (il y figure encore) :
« ... Les seules subventions que nous percevons en provenance des
Etats-Unis sont celles des fondations Center for a Free Cuba et
National Endowment for Democracy (NED). » Sur le même site, en
cherchant bien, on trouve, en tout petit, parmi la liste des
sponsors, un autre paravent de la CIA crée par le milliardaire et
magnat de la presse George Soros : l’Open Society Institute, très
active dans les travaux souterrains de reversements des
gouvernements. Pourquoi RSF cache-t-elle ces sponsors-là aux lecteurs
de Métro ?

Maxime Vivas


=== 3 ===

En castillano:

Reporteros Sin Fronteras (RSF)
Financiado por Instituto Republicano Internacional

por Diana Barahona*, Jeb Sprague*

El magnate de la prensa británica, Lord Northcliff, dijo, “Sólo
pueden llamarse noticias lo que alguien, de algún lugar, quisiera
ocultar, todo lo demás es publicidad.” Si es así el caso, el
financiamiento que recibe Reporteros Sin Fronteras del gobierno de
Bush debe de ser noticioso, porque la organización y sus amigos en
Washington han recurrido a medidas extraordinarias para ocultarlo...

http://www.voltairenet.org/article142714.html

---

http://www.voltairenet.org/article142884.html
Manipulation de la liberté de la presse

Le financement de Reporters sans frontières par la NED/CIA

par Diana Barahona, Jeb Sprague*

Nous avions déjà montré que Reporters sans frontières (RSF) est sous-
contrat d’une association paravent du département d’État états-
unien ; Diana Barahona et Jeb Sprague montrent désormais que RSF est
financé par des « prêts » non-remboursés de la NED/CIA. Dès lors, on
comprend mieux que l’association consacre l’essentiel de son activité
à des campagnes de diffamation contre les adversaires de Washington à
Cuba, en Haïti ou au Venezuela.
7 AOÛT 2006

Depuis Washington DC (États-Unis)



Le magnat britannique de la presse Lord Northcliff a dit un jour : «
L’info, c’est quelque chose que quelqu’un, quelque part, tient à
garder secret. Sinon, ça n’est que de la pub. » Si c’est vrai, alors
le financement par le gouvernement états-unien de Reporters sans
frontières (RSF) est sûrement une info, car il n’est aucun exploit
que cette organisation et ses amis de Washington n’aient déployé pour
tenter de l’occulter ! En dépit de quatorze mois d’obstruction de la
National Endowment for Democracy (CIA/NED) [1] au sujet d’une requête
de mise en application du Freedom of Information Act (Loi sur la
liberté de l’information) et malgré le déni total de la part de la
représentante de RSF à Washington, Lucie Morillon, cette fondation a
fini par avouer que RSF a reçu des prêts, au moins ces trois
dernières années, de la part de l’International Republican Institute
(IRI), la branche de la NED/CIA gérée par le Parti républicain.

(PHOTO: Otto Reich, ami de RSF et expert en coups d’État. Montage à
partir du logo de RSF et de celui de la campagne de l’association
contre « Les prédateurs de la liberté de la presse ». Pour en savoir
plus sur l’organisateur de coups d’État en Amérique latine, lire
notre article « Otto Reich et la contre-révolution ». - http://
www.voltairenet.org/article13891.html )

La NED continue à refuser de fournir les documents demandés, et même
à révélé les montants de ces prêts, mais on sait qu’ils sont
identifiés par les références suivantes : IRI 2002-022/7270, IRI
2003-027/7470 et IRI 2004-035/7473. Le journaliste d’investigation
Jeremy Bigwood a demandé à Mme Morillon, le 25 avril dernier, si son
association recevait des fonds de l’IRI. Elle l’a nié. Néanmoins,
l’existence des prêts a été confirmée par Patrick Thomas, l’assistant
du président de la NED.

La découverte de ces prêts met au jour une tromperie majeure de cette
association, qui niait depuis des années recevoir un traître dollar
de Washington, jusqu’au jour où des prêts relativement modestes de la
NED et du Centre pour un Cuba Libre ont été révélés par le Réseau
Voltaire [2]. Interrogé sur l’origine de ses importants revenus, RSF
a prétendu que l’argent provenait de la vente de livres ou de
photographies. Mais Salim Lamrani a démontré dans ces colonnes
l’improbabilité de cette affirmation. Même en prenant en compte le
fait que les livres sont publiés gratuitement, RSF aurait dû vendre
170 200 ouvrages en 2004 et 188 400 en 2005 pour gagner les plus de
deux millions de dollars que cette association prétend gagner
annuellement. Cela aurait représenté la vente de 516 livres par jour,
en 2005. Il fallait manifestement que l’argent provienne d’autres
sources, et il s’avère que tel est bien le cas.

L’IRI est spécialisé dans l’immixtion dans les élections de pays
étrangers, comme le montre très rapidement une consultation des
rapports annuels de la NED/CIA et du site Internet de l’IRI. Il
s’agit de l’un des quatre principaux allocataires de la NED, une
organisation fondée par le Congrès sous l’administration Reagan, en
1983, afin de se substituer aux programmes d’action secrète de la CIA
au sein des sociétés civiles, lesquels avaient été dévastés par leur
dénonciation par le Conseil des Églises, dans les années 1970 [3].
Les trois autres piliers de la NED/CIA sont le National Democratic
Institute du parti démocrate, le Centre de Solidarité du syndicat AFL-
CIO [4] et le Centre pour l’entreprise privée internationale de la
Chambre de commerce états-unienne.

(PHOTO: Les instituts satellites de la NED - USAID, Solidarity
Center AFL-CIO, CIPE, NDI, IRI)

Mais, de ces quatre organisations, l’IRI est le plus proche de
l’administration Bush, d’après un article récent du New York Times
dénonçant la part qu’il prit dans le renversement du président
haïtien Jean-Bernard Aristide : « Le président Bush a nommé son
président, Lorne W. Craner, pour gérer les efforts de meccano de la
démocratie déployés par son administration. L’Institut, agissant dans
plus de soixante pays, a vu ses financements fédéraux pratiquement
tripler en trois ans, passant de 26 millions de dollars en 2003 à 75
millions de dollars en 2005. Au printemps dernier, au cours d’une
“vente de charité” pour le financement de l’IRI, Bush a qualifié le
meccano de la démocratie de “secteur industriel en pleine croissance”
» [5].

L’arrosage en provenance de l’IRI constitue un problème majeur pour
la crédibilité de RSF en tant qu’organisation « défendant la liberté
de la presse », d’autant que cette organisation a fomenté une
campagne de propagande hostile aux gouvernements démocratiquement
élus du Venezuela et d’Haïti exactement en même temps que son
chaperon, l’IRI, était profondément engagé dans des actions visant à
leur renversement. L’IRI a ainsi financé l’opposition vénézuélienne
au président Hugo Chavez [6] et il a activement organisé l’opposition
haïtienne à Aristide, en coordination avec la CIA [7].

Le personnage qui fait le lien entre RSF et ces activités subversives
est un certain Otto Reich [8], qui a travaillé à la préparation des
coups tordus tout d’abord en tant que vice-secrétaire d’État pour les
affaires sud-américaines, puis, à partir de novembre 2002, en sa
qualité d’envoyé spécial en Amérique latine du Conseil de sécurité
nationale. En plus d’être salarié du Centre pour un Cuba libre,
subventionné par le gouvernement états-unien, lequel Centre alloue 50
000 dollars annuellement à RSF, Reich travaille, depuis le début des
années 1980, avec un ancien vice-président de l’IRI, Georges Fauriol,
membre lui aussi de l’Institut pour un Cuba libre. Mais c’est
l’expérience de Reich en matière de propagande qui importe plus
particulièrement. Dans les années 1980, il a été impliqué dans les
investigations sur la guerre illégale de l’administration Reagan
contre les Sandinistes. Le contrôleur général du budget a déterminé,
en 1987, que le Bureau de la diplomatie publique de Reich « était
engagé dans des activités interdites de propagande occulte » [9]. Au
début de l’année 2002, après que George W. Bush l’ait nommé à une
planque au département d’État, « Reich s’est rapidement vu confier la
tâche d’orchestrer une campagne médiatique internationale de grande
ampleur visant à diffamer Chavez. Une campagne qui se poursuit encore
aujourd’hui. » [10]

Reich a-t-il fait bénéficier RSF des prêts de l’IRI et a-t-il
cornaqué l’association dans ses actions de propagande contre
Aristide, Chavez et Cuba ? Un examen des méthodes de RSF montre que
c’est peut-être le cas [11] ; la propagande contre Aristide, un
ancien prêtre, était aussi vulgaire que l’une des diffamations
patentées de Reich à l’encontre de divers dirigeants latino-
américains. RSF a ainsi qualifié le président haïtien de « prédateur
de la liberté de presse », après l’avoir associé, sans la moindre
preuve, aux assassinats des journalistes Jean Dominique et Brignol
Lindor. RSF a affiché de manière particulièrement voyante les
photographies des corps de ces deux journalistes sur son site
Internet, les transformant en posters de victimes de la répression
alléguée d’Aristide envers la presse.

RSF écrivait, en 2002 : « à Petit-Goâve, un bourg situé à 70
kilomètres au sud-ouest de Port-au-Prince, un journaliste a été battu
à mort par une bande de tueurs liée aux autorités politiques locales
et se réclamant du mouvement Lavalas (l’Avalanche) du président Jean-
Bertrand Aristide (... ). Ce meurtre survient alors que la situation
de la liberté de la presse ne cesse de se dégrader en Haïti depuis
l’assassinat de Jean Dominique, directeur de Radio Haïti Inter.
» [12]. Remarquez la traduction erronée de Lavalas, un mot qui
signifie « inondation », et non « avalanche », ainsi que le fait que
RSF faisait un lien entre le gang de tueurs et le « mouvement Lavalas
d’Aristide », suggérant que le président haïtien en personne était
responsable de ce gang.

L’article est farci de ce genre d’insinuations et de mensonges
éhontés : « Dans ce contexte, l’assassinat de Brignol Lindor est
interprété comme un nouvel avertissement par l’ensemble de la
profession. » Ici, RSF tente carrément de mettre en cause Aristide en
suggérant qu’il aurait ordonné les assassinats des journalistes afin
d’envoyer un avertissement aux médias oppositionnels leur intimant
l’ordre de ne pas se montrer par trop critiques à son endroit. Mais
Jean Dominique a été assassiné en avril 2000, soit plusieurs mois
avant l’élection d’Aristide, et il n’existe par ailleurs aucune
preuve que le président haïtien ait été associé en quoi que ce soit à
l’assassinat de Lindor. Dans le même article, RSF qualifiait le
gouvernement Aristide de « régime autoritaire », l’accusant d’en
appeler à des lynchages au moyen de la méthode du « collier » [13],
concluant que toutes ces actions alléguées imputées par l’association
au gouvernement « s’intègre[nt] dans une stratégie plus large des
autorités de recourir à des milices paralégales pour intimider la
presse. »

C’était déjà là de la propagande passablement écœurante, même si RSF
n’avait pas été plus loin afin de contribuer à étrangler ce pays
désespérément pauvre et dépendant de l’aide extérieure - tactique que
RSF a tenté d’utiliser également contre Cuba [14]. Associated Press
cite le secrétaire général de RSF, Robert Ménard, faisant allusion à
l’abstention alléguée du gouvernement de traîner l’assassin de
Dominique devant un tribunal : « Le président Jean-Bertrand Aristide
est responsable de cette obstruction à la justice, et nous le
coucherons sur la liste des prédateurs de la liberté de la presse si
aucun progrès n’est fait au cours des prochains mois » [15].

L’article poursuivait : « Ménard a dit qu’il espérait que cette
liste, qui allait être envoyée à des institutions gouvernementales et
financières, contribuerait à influencer l’Union européenne dans sa
décision de prolonger ou de suspendre quelque 100 millions de dollars
en assistance financière à l’étranger. » Les sanctions économiques
imposées par les États-Unis ont provoqué une inflation en flèche et
ont privé le gouvernement des fonds dont il avait besoin tant pour
fonctionner que pour se défendre. Illustration du deux poids-deux
mesures de RSF : la Colombie a un triste « état de sévices » en
matière de non-jugement des assassins de journalistes, mais Ménard
n’a jamais dénié faire du lobbying ni auprès des États-Unis, ni
auprès de l’Union européenne, en vue de couper les fonds au
gouvernement Uribe.

Mais RSF n’aurait su se contenter d’une simple suppression des
aides : en janvier 2002, Ménard exhortait le Congrès des États-Unis
et l’Union européenne à prendre des « sanctions individuelles »
contre Aristide et le Premier ministre Yvon Neptune, incluant « le
refus d’entrée sur le territoire et les visas de transit », ainsi que
« le gel de tous les comptes bancaires qu’ils détenaient à l’étranger
» [16].

À la suite du renversement d’Aristide [17], le 29 février 2004, RSF a
ignoré quasi totalement toutes les violences et persécutions à
l’encontre des journalistes critiquant le gouvernement Latortue
imposé par l’étranger, affirmant bien au contraire que la liberté de
la presse avait progressé ! Les rapports de RSF pour les années 2005
et 2006 se sont abstenus de condamner l’exécution extrajudiciaire du
journaliste local et reporter radio Abdias Jean, dont des témoins
disent qu’il a été tué par la police après qu’il eut pris en photo
les corps de trois jeunes tués par la même police. RSF a ignoré
également les arrestations des journalistes Kevin Pina de Radio
Pacifica et Jean Ristil, et il n’a pas enquêté sérieusement sur la
mise à sac de plusieurs stations de radio pro-Lavalas.

Interrogé au sujet des informations concernant les prêts, Pina
déclara ceci : « Il était clair, depuis longtemps, que RSF et Robert
Ménard ne se comportaient nullement en gardiens objectifs de la
liberté de la presse en Haïti, mais bien plutôt comme des acteurs
centraux dans ce qui ne peut être qualifié autrement que de campagne
de désinformation dirigée contre le gouvernement Aristide. Leurs
tentatives d’impliquer Aristide dans l’assassinat de Jean Dominique
et leur silence, ensuite, quand le prétendu homme de main Dany
Toussaint, un sénateur Lavalas, a rejoint le camp anti-Aristide et
s’est présenté à la présidentielle en 2006 ne sont que quelques-uns
des multiples exemples révélant au grand jour la nature et le rôle
véritables d’organisations telles RSF. Elles fournissent de fausses
informations et des rapports biaisés afin de construire une
opposition interne à des gouvernements considérés incontrôlables et
imbuvables par Washington, tout en préparant le terrain à leur
éviction éventuelle en fournissant des justifications sous le
chapitre de prétendues attaques contre la liberté de la presse. »

Nous avons demandé à un expert de la politique haïtienne résidant à
Paris pourquoi RSF a-t-il ignoré l’assassinat d’Abdias Jean. Il nous
a répondu : « Nous avons interrogé la police au sujet de l’assassinat
d’Abdias Jean, et celle-ci nous a répondu qu’il s’agissait d’une
agression de la police, mais qu’elle ignorait qu’il s’agissait d’un
journaliste. Il était en train de prendre des photos. » Il a admis
qu’aucun des témoins de l’assassinat n’ont été interrogés, et que
toutes les informations inédites dont il disposait sur cette affaire
étaient basées sur les témoignages de la police, tristement connue
pour ses meurtres et ses exactions. Concernant l’arrestation de Pina
et de Ristil, il nous a dit : « Généralement, quand quelqu’un est
emprisonné, nous attendons pour voir combien de temps il va rester en
prison. Ils ont été relâchés, c’est la raison pour laquelle nous n
’avons pas pris cette affaire en compte. » Sachant que RSF n’a jamais
pris en compte le cas d’Abdias Jean, il est fort peu probable que
cette association se démène pour Pina.

C’est celui qui paie l’accordéoniste qui choisit la chanson. Recevant
indirectement ses consignes du département d’État, RSF a diabolisé
des gouvernement que les États-Unis désiraient renverser, comme ceux
du Cuba, du Venezuela et d’Haïti, tout en minimisant les atteintes
aux droits de l’homme perpétrés par des alliés stratégiques des États-
Unis comme le Mexique et la Colombie. Ayant été capable de dissimuler
les prêts de l’IRI qui auraient alerté les gens quant à ses fins
dernières, RSF a été un outil efficace au service des attaques
dissimulées de l’administration Bush contre certains dirigeants
latino-américains. Cette association a par ailleurs utilisé son image
de marque d’organisation indépendante de défense des droits de
l’homme pour faire passer son message dans les médias états-uniens et
européens et dans les manuels universitaires. Cela serait déjà un
succès impressionnant, pour un petit groupe d’individus, s’ils n’
avaient pas bénéficié des largesses du mécène le plus riche et le
plus puissant qui soit au monde.