11 SETTEMBRE: L'AUTOATTENTATO

156 pagine a cura di Paolo Pioppi, 8 Euro

1) INDICE
2) COME ORDINARE UNA O PIU' COPIE
3) INTRODUZIONE (di Paolo Pioppi)
4) PREFAZIONE (di David Ray Griffin)

Ricordiamo che a ROMA l'8 SETTEMBRE 2007
si terrà il SECONDO INCONTRO
DEL MOVIMENTO ITALIANO DI INCHIESTA
SUGLI EVENTI DELL'11 SETTEMBRE 2001.
Tutte le info alle pagine:


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LA COPERTINA DEL LIBRO:

I N D I C E

Libri citati frequentemente p. 2

PREFAZIONE di David Ray Griffin  p.3

INTRODUZIONE
Il movimento per la verità sull'11 settembre  Paolo Pioppi,  p.4
Un fatto dimostrato  p. 4   -  Come facciamo ad esserne sicuri? p.4
I cacciatori di 'complottisti' p.6  - La sinistra e l'11 settembre  p.13
Stragisti di stato p. 16  -  Menzogna globale e guerra infinita p. 18
Mettere in liquidazione l'impero? p. 22

CAPITOLO  I   
La versione ufficiale è un cumulo di falsità   p.24
11/9: far emergere la verità o nasconderla? David R. Griffin   p. 26
Testimonianze esplosive: rivelazioni  sulle torri  gemelle nei racconti  orali
dell'11 settembre, David R. Griffin  p.47
La testimonianza di William Rodriguez   p .66

CAPITOLO  II 
L'inchiesta: coltri di fumo e la benedizione ufficiale della 'guerra infinita' p.69
La Relazione della Commissione: 571 pagine di bugie, David R. Griffin p.74
Dichiarazione di quattro vedove dell'11 settembre in merito alla falsa
deposizione attribuita al Pentagono (4 agosto 2006)  p..84

CAPITOLO  III
Una 'nuova Pearl Harbor' verrebbe proprio a fagiolo  p.85
L'imperialismo dei neocon, l'11 settembre e gli attacchi all'Afganistan e all'Iraq, David R. Griffin   p.88

CAPITOLO IV
L'arte di farsi attaccare.  I  precedenti e specialmente il Piano Northwoods  p.116

CAPITOLO V
Esponenti governativi, militari, funzionari dei servizi USA  denunciano la falsità della versione ufficiale   p.127

APPENDICI
A.   Strumenti di conoscenza e di approfondimento  p.141
B.  Lettera (non pubblicata)  di F.  Soldani a Liberazione  p.145
C.  Due libri di prossima pubblicazione presso Faremondo Edizioni   p.149
La prefazione de „Il porto delle nebbie" di Franco Soldani p. 149
„Mondo canaglia", di Emanuele Montagna  p.156


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INTRODUZIONE

 Il movimento per la verità sull'11 settembre


Un fatto dimostrato

Questo dossier presenta una documentazione – necessariamente incompleta, ma tuttavia significativa e soprattutto facilmente approfondibile e completabile facendo riferimento alle fonti e agli strumenti elencati in appendice – che dimostra in modo incontrovertibile che la versione ufficiale dei fatti dell'11 settembre 2001 (i 19 dirottatori suicidi di al-Qaeda all'attacco dell'America) è falsa da cima a fondo.

Vorrei che fosse chiaro – e spero sarà chiaro a chi leggerà il dossier – che questa non è un'ipotesi più o meno probabile, ma una certezza, un fatto insomma dimostrabile e dimostrato.

Altra cosa è sapere in dettaglio che cosa esattamente sia successo l'11 settembre e chi esattamente, con quali apparati e quali strumenti, siano gli architetti e i complici diretti e indiretti e i ruoli precisi che avrebbero ricoperto. Da questo punto di vista i misteri sono ancora molti, com'è inevitabile che accada. Ma è del tutto evidente che la storia dell'11 settembre con cui siamo stati martellati giorno e notte per quasi 6 anni è un mito costruito ad arte e con uno scopo preciso: la 'guerra infinita' scatenata già in quello stesso giorno e ad attentati ancora in corso. [1]


Come facciamo ad esserne così sicuri?

Senza volerci improvvisare filosofi, diciamo pure che pensiamo che la verità esiste, anche se può essere molto difficile – e anche rischioso - trovarla. Esiste e la si può avvicinare con l'esame dei fatti, con la logica e con molto, molto impegno e lavoro.

E' proprio quello che è successo con l'11 settembre. Qualcuno, anche gente molto autorevole [2], ha notato subito che molte cose non quadravano. Per chi se ne intende di aerei, radar e servizi segreti la puzza di “strage di stato”, come si diceva un tempo in Italia, era molto, molto forte. In seguito molti hanno fatto un lavoro da certosini, passando e ripassando al vaglio migliaia di informazioni, fotografie, riprese video, dichiarazioni dei personaggi coinvolti, trovando contraddizioni, facendo scoperte importanti. Pensiamo a Paul Thomson con la sua cronologia completa degli avvenimenti pertinenti all'11 settembre (9/11 complete timeline [3]) o a Nafeez Mosaddeq Ahmed con le sue analisi, usiamo parole sue, della

“estesa rete occulta di interessi e personaggi che collega le politiche delle nazioni occidentali al terrorismo internazionale, incluse le intricate connessioni tra interessi petroliferi, la famiglia Bush, esponenti dell'élite saudita, la famiglia Bin Laden e l'intelligence militare pakistana, oltre ai legami sistematici – finanziari, militari e di intelligence – fra i poteri dell'Occidente e la rete di Al Qaeda in tutto il periodo successivo alla fine della guerra fredda”. [4]

Molti altri si sono concentrati sui particolari specifici degli attentati. Il primo e più noto è senz'altro Thierry Meyssan, il primo ad accorgersi che non era possibile che il Pentagono fosse stato colpito dal volo 77, cioè da un Boeing 757. [5]

Utilizzando a fondo lo strumento di internet la ricerca si è fatta sempre più intensa, precisa, documentata, collettiva ed è sfociata nell'organizzazione delle prime conferenze e incontri con larga partecipazione di esperti. Ha visto la partecipazione attiva e indignata di testimoni diretti e familiari delle vittime. Ha dato luogo alla produzione di molti video che contengono testimonianze estremamente importanti.

Alla fine tutto questo lavoro ha trovato anche il suo sistematizzatore in David Ray Griffin. Per due anni Griffin, come tanti altri, ha creduto che a mettere in discussione la versione ufficiale fosse gente prevenuta o poco seria. Poi si è convinto del contrario e si è impegnato a fondo nell'esame di tutti i dettagli. Nei 4 libri che ha dedicato all'11 settembre (senza contare i numerosi articoli, conferenze e volumi di cui è stato il curatore insieme ad altri), Griffin analizza i fatti sempre con grande precisione e sistematicità, senza retorica, ma per questo in modo molto convincente anche per persone che non hanno a priori un orientamento antimperialista. L'argomentazione è quasi da aula di giustizia, rifugge dall'invettiva politica, rimane con i piedi per terra, senza cercare di immaginare quello che può essere successo se non ci sono elementi concreti per affermarlo, ma la conclusione è, forse proprio per questo, ancora più devastante per il sistema di potere degli Stati Uniti e per tutto l'occidente. Non è un caso dunque se la parte che l'opera di Griffin ha in questa nostra documentazione è molto rilevante [6].

L'ultimo libro di Griffin 'Debunking 9/11 Debunking' [7] è uscito da pochi giorni negli Stati Uniti. Ecco come ne parla, in una recensione [8], Paul Craig Roberts, già viceministro del tesoro del governo Reagan, condirettore del Wall Street Journal e teorico di quella che è passata alla storia come “reaganomics”, insomma un personaggio abbastanza lontano dal cliché dell''antiamericano' per partito preso che attribuisce a Bush e consorti tutti i mali del mondo:

“Nel breve spazio di una recensione non c'è modo di presentare tutte le prove che Griffin passa in rassegna. Qualche esempio può bastare per mettere in guardia i lettori sulla possibilità che l'amministrazione Bush abbia mentito su assai più che le sole armi di distruzione di massa di Saddam Hussein.

Le due torri del WTC non sono crollate. Sono esplose e si sono disintegrate come l'edificio numero 7. C'è un enorme deficit di energia in tutte le ricostruzioni che escludono l'uso di esplosivi. L'energia gravitazionale non basta a spiegare la polverizzazione degli edifici e di tutto quello che contenevano e la riduzione delle 47 massicce colonne centrali di acciaio di ogni torre in pezzi di lunghezza tale da poter essere presi e caricati su camion; e ancor meno può spiegare la polverizzazione dei piani superiori delle torri e il lancio di travi d'acciaio a più di cento metri di distanza qualche attimo prima della disintegrazione dei piani sottostanti. Il danno causato dagli aerei e gli incendi limitati e di breve durata non possono spiegare la disintegrazione degli edifici. I massicci scheletri di acciaio delle torri comprendevano giganteschi dispositivi di dissipazione del calore capaci di assorbire tutto il calore che poteva esser prodotto dai limitati incendi. La relazione conclusiva del NIST [9] ha stabilito che tra l'acciaio che aveva potuto esaminare, solo tre colonne recavano segni che l'acciaio avesse raggiunto temperature superiori ai 250 gradi centigradi. Le stufe autopulenti [10] nelle nostre cucine raggiungono temperature più elevate eppure non fondono nè si deformano. L'acciaio inizia a fondere a 1.500 gradi centigradi Temperature di 250 gradi non avrebbero il minimo effetto sulla resistenza dell'acciaio. La spiegazione dei crolli in base all'indebolimento dell'acciaio a causa degli incendi è pura speculazione. Incendi in aria non possono produrre temperature sufficienti a privare l'acciaio della sua integrità strutturale. Ci sono edifici con scheletro di acciaio in cui un inferno di fuoco ha imperversato per 22 ore, eppure lo scheletro d'acciaio è rimasto intatto. Gli incendi nelle torri sono durati circa un'ora ed erano limitati a pochi piani. E poi è impossibile che il fuoco causi la disintegrazione improvvisa, totale e simmetrica di edifici possenti, tanto più alla velocità di caduta libera che si può ottenere solo con una demolizione controllata. Griffin fornisce citazioni di pompieri, poliziotti e locatari che, prima della disintegrazione delle torri, sentirono una serie di esplosioni e ne riscontrarono gli effetti. Sono testimonianze che vengono generalmente ignorate dai sostenitori della versione ufficiale. Acciaio fuso fu rinvenuto ai livelli sotterranei degli edifici a distanza di settimane dalla loro distruzione. Poichè il consenso è unanime sul fatto che gli incendi non potevano neanche avvicinarsi al punto di fusione dell'acciaio, una spiegazione possibile è l'effetto degli esplosivi ad alto potenziale che si usano per le demolizioni controllate, che producono temperature di 5.000 gradi. La possibilità che siano stati usati esplosivi non viene esaminata se non dai ricercatori indipendenti.

Le contraddizioni della versione ufficiale di 'teoria complottista' [11] balzano fuori dalle pagine e colpiscono con forza il lettore. Per esempio, la prova che il volo 77, un Boeing 757, avrebbe colpito il Pentagono sarebbe data dall'affermazione del governo di aver recuperato dal relitto corpi o parti dei corpi delle vittime sufficienti ad analizzare il DNA di tutti i passeggeri e dell'equipaggio. Al tempo stesso l'assenza di bagagli dei passeggeri, parti della fusoliera, delle ali e della coda – in effetti l'assenza di un aereo da 45 tonnellate – viene attribuita alla vaporizzazione dell'aereo in seguito all'impatto ad alta velocità e all'intensità dell'incendio. L'incompatibilità di metallo vaporizzato e carne e sangue recuperabili era rimasta inosservata prima che Griffin la facesse notare. Un'altra contraddizione che colpisce nella teoria ufficiale sta nella differenza tra l'impatto degli aerei contro il Pentagono e quello contro le torri. Mentre nel caso del Pentagono l'enfasi è sulle ragioni per cui l'aereo avrebbe causato all'edificio danni molto limitati, nel caso delle torri l'enfasi è, all'opposto, sulle ragioni che avrebbero provocato un danno enorme.”

Ma gli argomenti dei difensori della versione ufficiale, i cosiddetti “debunkers” [12], i cacciatori di quelle che definiscono “leggende metropolitane”?


I cacciatori di 'complottisti'

Il libro di Griffin è dedicato proprio al confronto con questi argomenti e a valutarne la fondatezza. Lasciamo ancora la parola a Paul Craig Roberts:

“Il professor David Ray Griffin è la nemesi della teoria cospirativa ufficiale dell'11 settembre. Nel suo ultimo libro, 'Debunking 9/11 Debunking', egli distrugge la credibilità delle ricostruzioni del NIST (National Institute of Standards and Technology) e di Popular Mechanics, annienta i suoi critici e dimostra di essere scienziato e ingegnere migliore dei difensori della versione uficiale.

Griffin sottolinea che sull'11 settembre non c'è stata nessuna inchiesta indipendente. Abbiamo soltanto una Relazione presentata da una commissione politica [13] guidata dal factotum del governo Bush, Philip Zelikow; una Relazione del NIST, prodotta dal ministero del commercio del governo Bush e un'inchiesta giornalistica prodotta da Popular Mechanics. Vari scienziati che lavorano per il governo federale o dipendono da finanziamenti governativi hanno rilasciato dichiarazioni speculative a sostegno della 'teoria complottista' ufficiale ma non hanno prodotto prove significative a suo favore [...] La fragilità della Relazione del NIST è stupefacente. In realtà ha avuto successo solo perchè la gente ha accolto le sue rassicurazioni senza esaminarle.

Quanto a Popular Mechanics, Griffin mostra che il lavoro è intessuto di considerazioni non pertinenti, ragionamenti circolari, appelli all'autorità della relazione del NIST, polemiche contro bersagli di comodo e contraddizioni interne al lavoro stesso. [...]

Forse è solo una coincidenza, ma poco prima dell'11 settembre Cathleen P. Black, che ha legami familiari con la CIA e il Pentagono e presiede la Hearst Magazines, proprietaria di Popular Mechanics licenziò il direttore e parecchi membri anziani del personale e li sostituì con James B. Meigs e Benjami Chertoff [14], cugino di un altro factotum dell'amministrazione Bush, Michael Chertoff. Sono stati proprio Meigs e Benjamin Chertoff a produrre lo studio di Popular Mechanics di cui Griffin mette a nudo tutte le contraddizioni”.

La relazione del NIST e il lavoro di Popular Mechanics sono il riferimento costante di tutti coloro che cercano di smontare le accuse contro gli apparati segreti dello stato e gli uomini di Bush. Gli argomenti, a un esame attento, rivelano tutta la loro inconsistenza, ma una caratteristica comune dei cosiddetti 'debunkers' più che l'entrare nel merito è l'intento denigratorio e la distribuzione di etichette. Chi non crede alla versione ufficiale e ne rileva le contraddizioni viene fatto passare per irrazionale complottista, visionario in cerca di pubblicità o, peggio, pregiudizialmente antiamericano, 'negazionista' incline all'antisemitismo, inseguitore di torbide finalità.

Il primo a sperimentare questo trattamento è stato Meyssan. Il libro già citato di Meyssan, presidente del Réseau Voltaire [15], fece scandalo nel 2002, tanto più che una smagliatura nel sistema dei media, altrimenti così attento a emarginare le voci controcorrente, unitamente al diffuso scetticismo per la storia da fumettone hollywoodiano assai poco verosimile dell'attacco alle torri, gli assicurò una vasta eco. Alle reazioni indignate del Pentagono si accompagnò subito in Francia il tentativo di linciaggio personale di Meyssan con una contropubblicazione [16], prontamente tradotta in italiano con prefazione di Lucia Annunziata.

Nella prefazione la nostra Annunziata scrive che i libri cattivi sono pochi ma molto pericolosi (e quello di Meyssan evidentemente è uno di questi). Perchè? Perchè

“La loro vita affonda nei luoghi più privati degli esseri umani: la zona oscura delle paure, cioè esattamente lì dove si forma o si sgretola la nostra forza. Toccate quelle zone, date voce alle paure, date un volto, una razionalità e un progetto alle paure irrazionali, e avrete dominato il mondo. E' una logica che tutti i fascismi e i comunismi, tutte le ideologie autoritarie, conoscono bene: date forma alle paure degli uomini e ne avrete rotto i principi di solidarietà, di socialità e, in ultimo, di dignità”. [17]

Insomma la Annunziata non si è accorta delle tonnellate di paura irrazionale sparse a partire dall'11 settembre dai promotori della guerra infinita e puntualmente riattualizzate, con l'antrace, con i falsi allarmi, con gli attentati veri, con la paranoia della sicurezza. No, è Meyssan che dà un volto alle paure irrazionali... per dominare il mondo!

Il libello è abbastanza disgustoso perchè dedica pochissimo alla confutazione degli argomenti e molto al tentativo di delegittimare l'autore, accusandolo tra l'altro di 'negazionismo' [18]. Il successo del libro di Meyssan sarebbe segno dell'“irruzione dell'irrazionale tra il grande pubblico francese”. Vediamo allora all'opera la razionalità degli autori. Hubert Marty-Vrayance, un funzionario del servizio informazioni del ministero degli interni che avrebbe collaborato con Meyssan, scrive in una nota del 13 settembre 2001:

“Bisogna prendere con cautela tutto quello che si va dicendo sulla mega inchiesta degli Stati Uniti. Fatte le debite proporzioni si assiste a una sorta di nuova inchiesta Dallas-Oswald-Ruby [l'inchiesta sull'assassinio di Kennedy]... Ci viene data una sola versione, ma ci sono davvero troppe coincidenze strane nello svolgimento delle operazioni dell'11 settembre e in seguito, inosservanze in gran numero, lacune ripetute, servizi ciechi e sordi, rapporti che non si trovano, eccetera. Dinanzi a una tale massa di elementi, non ci si può non porre la domanda: solo Bin Laden? Impossibile. O non sarà che Bin Laden è un semplice paravento manipolato da forze ben più potenti sul territorio degli Stati Uniti? La lettura degli avvenimenti inclina per questa interpretazione!”

Sono parole lucide e lungimiranti, lette col senno di poi. Dasquié e Guisnel però se ne indignano:

“dopo appena 48 ore dall'attacco terroristico, un uomo che scorre la stampa sul suo computer pensa di essere in possesso della verità. Che importa se in materia di terrorismo gli inquirenti specializzati non si pronunciano prima di parecchi mesi di indagine, anzi parecchi anni – come hanno dimostrato in Francia i procedimenti giudiziari della Procura antiterrorismo relativi agli attentati del 1995 nella metropolitana parigina, attentati che pure obbedivano a un piano di esecuzione tanto più semplice di quelli di New York e Washington”.

Ecco nuovamente il mondo capovolto, come quello della Annunziata: Dasquié e Guisnel non si sono accorti che gli uomini di Bush hanno preteso di aver identificato il colpevole nell'arco di ore e qualche giorno dopo hanno anche iniziato una guerra con la scusa che l'Afganistan lo ospitava. L'invito alla prudenza non lo rivolgono agli uomini di Bush, che stanno sfruttando nel modo più bestiale gli attentati per i loro piani e intanto mettono ostacoli alle possibili inchieste e distruggono le prove. No, loro prendono di mira chi cerca di usare il cervello per capire che cosa sta succedendo.

E' un bell'esempio di ragionamento basato su un a priori, su un pregiudizio. E' una logica che si ritrova in quasi tutti i tentativi di confutare quelle che, sempre a scopo denigratorio, saranno d'ora in avanti chiamate “teorie complottiste” [19]

Del resto i “debunkers”, che si incaricano di spargere veleni su chi cerca la verità hanno uno sponsor ufficiale di tutto rispetto: nientemeno che Bush stesso, il quale già in un discorso all'ONU dell'11 novembre 2001, a invasione dell'Afganistan iniziata da un mese, si premura di far sapere che “non tollereremo scandalose teorie di complotti” e nell'agosto del 2006, citando un documento ufficiale sulla lotta al terrorismo ci fa sapere che “i terroristi reclutano con più efficacia tra le popolazioni le cui informazioni sul mondo sono inquinate da falsità e corrotte da teorie di complotti” [20].

Abbiamo citato per esteso il caso Meyssan-Dasquié perché anche le prese di posizione successive non si discostano da questo paradigma.

Lo schema è sempre lo stesso: quando il muro del silenzio viene rotto [21] scatta un allarme. E' successo con Meyssan ed è successo nuovamente, con grande intensità, nel corso dell'ultimo anno, quando il movimento per la verità sull'11 settembre ha incominciato a rompere gli argini e ad arrivare ai gandi mezzi di comunicazione (in Italia con alcune trasmissioni di Matrix di Mentana su Canale 5 e una di Report su Rai 3).

E' molto significativo notare chi sono quelli che rispondono prontamente all'allarme: sono infatti molto spesso persone o gruppi che amano definirsi progressisti o di sinistra. Sono loro che, quando viene superata la prima linea di difesa della informazione ufficiale si danno da fare ad allestire la seconda. Così, per rimanere ancora in Italia, è Deaglio di Diario che, con gran fanfara, sventolando come una gran scoperta Popular Mechanics, si preoccupa subito di fugare gli elementi di dubbio seminati tra gli indifesi spettatori televisivi dai filmati e dagli interventi trasmessi. Più di recente è la casa editrice progressista Terre di Mezzo, con la rivista Altreconomia, quella del “commercio equo e solidale”, che si fa carico di pubblicare in Italia “11 settembre. I miti da smontare” [22], che altro non è che la versione italiana del testo di Popular Mechanics (con la solita inversione è il movimento per la verità sull'11 settembre che diventa il fabbricante di miti) [23].

Questo fenomeno dei 'progressisti' che si preoccupano per l'influenza crescente del movimento per la verità sull'11 settembre non è naturalment

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