Nazi-europeismo: Estonia!


0) LINK

1) Estonia: prove generali di fascismo in Europa?
(contiene ulteriori LINK)

2) Estonia, guerriglia ubana a Tallinn per il monumento dell'Armata Rossa

3) Estonia: ecco perchè bisogna sostenere la lotta della minoranza russa
(di Yuri Colombo)

4) Un’analisi delle ragioni della rivolta antifascista in Estonia
Andrey Areshev

5) Le autorita' estoni sulle SS: "Questa e' gente che merita onore"
06.05.2006



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# Le immagini della sanguinosa repressione di Tallin



# da Resistenze.org : Estonia

Prove generali di fascismo in Europa?
(vedi anche PIÙ SOTTO al punto 1)

Un’analisi delle ragioni della rivolta antifascista
(vedi anche PIÙ SOTTO al punto 4)

Il sito degli antifascisti estoni

Oggi come ieri lotta antifascista (video)


# DOSSIER: C'è del marcio in Estonia. 
Rigurgiti neonazisti e apartheid in un paese dell'Unione Europea


Contiene:

ESTONIA: Tra integrazione europea e “apartheid”(scheda)
di Mauro Gemma

Estonia: "SS" di tutto il mondo, unitevi 
di Carlo Benedetti

La commissione per i diritti umani dell’ONU condanna Estonia e Lettonia per la riabilitazione del passato nazista

Il parlamento dell’Estonia potrebbe riconoscere gli ex appartenenti alle SS

Estonia. Sovvenzione del governo ad un museo che espone un monumento ai soldati SS

Estonia: ecco perchè bisogna sostenere la lotta della minoranza russa
di Yuri Colombo
(vedi anche PIÙ SOTTO al punto 2)



# DALL'ARCHIVIO DI JUGOINFO:


LE REPUBBLICHE BALTICHE EX SOVIETICHE TRA INTEGRAZIONE EUROPEA E “APARTHEID”
a cura di Mauro Gemma - January 14, 2004 

Neonazismo di Stato in Lettonia ed Estonia
April 20, 2004 

Nazi collaborator memorials protested (Aug. 26, 2004)
August 28, 2004 

J. Tkalec: Padri e figli
October 12, 2004 

8 MAI EN ESTONIE (UE): LA FETE POUR LES SS NAZIS
April 27, 2005 

Detrás de la condena al comunismo, el renacimiento del fascismo
December 29, 2005 

Sulla riabilitazione del nazifascismo in Europa
March 8, 2007 



# EN FRANCAIS:

Des responsables estoniens envisagent d’inaugurer un monument aux anciens « SS »
(24 FÉVRIER 2005)




# CASTELLANO:

Las autoridades de Estonia piensan inaugurar un monumento a la memoria de los SS nazis
(14 DE MARZO DE 2005)




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http://www.resistenze.org/sito/te/po/es/poes7e01.htm

www.resistenze.org - popoli resistenti - estonia - 01-05-07

Estonia: prove generali di fascismo in Europa?


Sono anni che il nostro sito segue con preoccupazione l’evoluzione della situazione politica nei paesi baltici, denunciando le frequenti violazioni dei diritti umani e civili – addirittura l’esistenza di un autentico regime di apartheid nei confronti delle rilevanti minoranze nazionali -, il precario stato delle libertà democratiche, che, ad esempio, ha costretto i comunisti a condizioni di illegalità o semilegalità, e gli spaventosi rigurgiti del nazismo, che è riuscito ad ottenere spesso legittimazione da parte dei governi di questi paesi.

Ciononostante e colpevolmente (dal momento che tutto ciò era ben noto a chi amministra il nostro continente), nessuno (o quasi), anche a costo di incrinare i rapporti con la Russia, ha sollevato la minima obiezione, quando questi paesi sono stati accolti nella NATO e nell’Unione Europea.

Dobbiamo purtroppo constatare che anche oggi, all’indomani dei tragici fatti di Tallin, culminati nella sanguinosa repressione (ufficialmente un morto e decine di feriti, anche gravi) di un movimento antifascista con caratteristiche di massa, pur di fronte ad una delle più vergognose manifestazioni di “revisionismo storico”, all’oltraggio verso i combattenti del paese che più ha contribuito alla liberazione dell’Europa dal flagello del fascismo, ben poche, nell’intero continente, sono state le voci che hanno sentito il dovere di esprimere la propria indignazione. Al contrario, le vere e proprie “prove generali” dei processi di fascistizzazione che caratterizzano ormai molte realtà in Europa sembrano addirittura approfittare dell’indifferenza della nostra opinione pubblica.

Per parte nostra, ci impegneremo a dare il nostro contributo alla coraggiosa battaglia degli antifascisti dei paesi baltici, continuando ad assicurare anche in futuro – quando, ne siamo purtroppo convinti, si farà di tutto per cancellare il ricordo delle ultime tragiche giornate di Tallin - una doverosa e adeguata copertura informativa.

Per il momento proponiamo il commento di un esperto - esemplare delle reazioni russe a quanto è avvenuto in Estonia - apparso in un autorevole sito dedicato all’analisi delle questioni geostrategiche.

La redazione di “Resistenze.org”


di seguito alcuni materiali di approfondimento:


Schede informative sui paesi baltici

Estonia

Lettonia

Lituania


Estonia

Un’analisi delle ragioni della rivolta antifascista

L’ONU condanna Estonia e Lettonia per la riabilitazione del passato nazista

Sempre più filonazisti e xenofobi


Sullo stato delle libertà democratiche, sulle persecuzioni anticomuniste e sulla rinascita del fascismo

Contro la repressione anticomunista nei paesi U.E.

Cancellata definitivamente la festa della vittoria sul nazifascismo

Caccia alle streghe contro un osservatore al Parlamento europeo

Contro la ricomparsa del nazi-fascismo negli Stati Baltici

I veterani delle SS marciano a Riga

La vita di Mikolas Burakiavitsious è in pericolo!


Sull’allargamento dell’Unione Europea ai paesi baltici

La Duma sull’allargamento dell’Unione Europea


Sui fenomeni di discriminazione etnica e linguistica

La minoranza russa si mobilita per i suoi diritti



=== 2 ===



Un morto e 56 feriti negli scontri che hanno seguito la decisione di rimuovere la statua che ricorda la liberazione dai nazisti ad opera dei soldati russi

Estonia, guerriglia ubana a Tallinn
per il monumento dell'Armata Rossa

TALLIN - E' rivolta a Tallinn, la capitale dell'Estonia, per il piano di rimozione della statua al soldato dell'armata rossa dal centro della città. Gli scontri che hanno ridotto le vie del centro a un teatro di guerriglia urbana hanno anche fatto una vittima.

La pietra dello scandalo è il monumento che ricorda la feroce battaglia per la liberazione di Tallin dall'occupazione nazista. Nel parco Tionismagi, sotto la statua di bronzo alta un paio di metri, sono sepolti in una fossa comune i resti dei soldati dell'armata rossa. Ma nel tempo è diventato per gli estoni simbolo di 50 anni di occupazione sovietica, mentre è sempre stato motivo di orgoglio per la minoranza russa: circa 300mila dell'1,3 milioni di abitanti della capitale.

Proprio i russi sono scesi in piazza contro la rimozione della statua che, secondo le autorità, era diventata un problema di ordine pubblico. Tutta l'area in cui sorge il monumento è stata recintata, ma quando le scavatici sono entrate in azione per riesumare i corpi dei soldati dell'armata rossa e trasferirli in un cimitero, sono scoppiati i disordini, che sono andati avanti per tutta la notte.

La questione del monumento ha reso difficili i rapporti tra la Russia e l'Estonia. Sia il Senato che la Duma di Mosca hanno preso posizione e molti deputati hanno chiesto che il governo Putin prenda "severi provvedimenti". Si parla di un boicottaggio economico.

Un centinaio di negozi sono stati saccheggiati e distrutti e 500 agenti fatti intervenire per sedare gli scontri hanno fermato 44 persone. Un manifestante è stato accoltellato a morte durante una rissa. I lavori per la riesumazione dei corpi sono stati interrotti, ma la rimozione della statua - che ora si trova in un commissariato - è stata completata.

(27 aprile 2007)


=== 3 ===



C'è del marcio in Estonia 
Rigurgiti neonazisti e apartheid in un paese dell'Unione Europea

Estonia: ecco perchè bisogna sostenere la lotta della minoranza russa

di Yuri Colombo *

In questi ultimi tre giorni Tallin, capitale dell'Estonia, è stata sconvolta da duri scontri tra la minoranza russa e la polizia e la maggioranza estone dall'altra. Il motivo scatenante è stato il tentativo di rimozione da parte delle autorità del reazionario governo di Tallin sia la statua che ricorda il sacrificio dell'Armata Rossa per sconfiggere l'esercito nazista, sia quello di rimuovere i resti dei caduti sepolti sotto la statua. Giovani estoni di origine russa si sono scontrati con la polizia, eretto barricate, devastato il centro cittadino sfasciando vetrine, rovesciando cassonetti, ecc. Il bilancio di 3 notti di scontri sono un morto, più di 700 feriti, oltre 600 fermati. Il fuoco della ribellione che covava tra i giovani della minoranza russa dopo anni di sopraffazioni e discriminazioni è esploso in modo latente.
Gli scontri di questi giorni hanno radici profonde. L'URSS nel 1922 nacque come uno Stato multietnico e su base di adesione volontaria. Lenin, a differenza di Rosa Luxemburg, era un convinto assertore del diritto di autodeterminazione dei popoli – come pure delle sue minoranze interne - e pensava a un'ampia Federazione Sovietica e Socialista che conglobasse tutti quelle realtà nazionali che liberamente volessero farne parte. Lenin addirittura pensava che il principio dell'autodeterminazione dei popoli doveva essere sbandierato dai rivoluzionari russi in modo assai netto, visto che nei secoli essi avevano avuto un ruolo imperiale e coloniale nei confronti di molte nazioni come la Polonia, le realtà caucasiche, ecc. Anche per questo i tre Stati baltici, che non entrarono a far parte della Federazione vissero, malgrado fossero Stati capitalistici, tranquillamente accanto al «gigante» sovietico. Nel 1939 nel quadro dei protocolli segreti del patto Ribentropp-Molotov mentre la metà della Polonia finivano nelle grinfie del nazismo, gli Stati baltici venivano occupati manu militari dall'Armata Rossa. Il patto di non aggressione non fu solo un errore del gruppo dirigente stalinista ma un vero crimine contro il proletariato internazionale: era appena caduta Madrid dopo tre anni di dura guerra civile che l'URSS spiazzava tutto il mondo annunciando l'accordo con i nazisti. Questo non solo disorientò gli antifascisti e i rivoluzionari di tutto il mondo ma permise di costruire un ponte per l'aggressione alla stessa Unione Sovietica con l'avanzamento delle truppe in parte della Polonia. La storiografia «giustificazionista», a tale proposito, ha dimostrato tutta la sua debolezza: non solo valenti rappresentanti dello Stato Maggiore sovietico (prima di tutto il generale Grigorienko ma indirettamente anche lo stesso Zukov) hanno dimostrato che l'accordo non servì per «prendere tempo» e preparare meglio l'URSS allo scontro con Hitler. L'URSS, infatti, fino al giugno 1941 continuò a rifornire di petrolio l'esercito della Wermacht mentre in Francia il supernazionalista PCF non si oppose in alcun modo all'occupazione nazista della Francia e continuò a parlare attraverso i suoi organi di stampa, (correttamente, ma astrattamente) di «guerra interimperialista in corso». I nazionalisti estoni, da parte loro, non sopportarono mai che la loro indipendenza fosse stata «svenduta» ai sovietici. Del resto i paesi baltici non erano entrati a far parte dell'URSS nel momento della sua fondazione anche perchè erano paesi ancora sostanzialmente agricoli e con un debole movimento operaio in cui ancora attecchivano facilmente idee reazionarie e nazionaliste. Non è un caso che le prime edizioni del Manifesto del Partito Comunista nelle lingue dei paesi baltiche vennero prodotte o subito dopo la Prima Guerra mondiale in edizioni limitatissime o addirittura nel Secondo dopoguerra.
In Estonia come nelle altre repubbliche sovietiche, con lo scoppio della guerra venne imposta alla popolazione anche una massiccia deportazione in Siberia di oppositori o pseudo tali mentre altre 30.000 persone vennero costrette a entrare nell'Armata Rossa. Tali repressioni purtroppo agevolarono i nazisti, che ebbero buon gioco nel presentare come «liberatori» all'indomani della loro conquista di Tallin. Una minoranza di estoni giunse perfino a sostenere i nazisti creando le Waffen estoni che combatterono assieme alle altre truppe multinazionali filo-naziste in molti fronti europei.

A subire le maggiori conseguenze della folle politica di «pulizia etnica» dell'amministrazione nazista furono gli ebrei estoni che vennero letteralmente sterminati mentre sul territorio della repubblica baltica venivano aperti ben 22 campi di lavoro e di sterminio di ebrei stranieri. Anche l'Estonia pagava il suo tributo alla follia di Hitler. La riconquista del paese de parte dei sovietici nell'autunno 1944 non metteva fine immediatamente alle violenze perchè coloro che avevano combattuto o collaborato con i tedeschi vennero arrestati e uccisi mentre un'ondata di guerriglia partigiana nazionalista veniva stroncata dal governo russi negli anni immediatamente successivi al conflitto. Tuttavia, già negli ultimi anni di governo di Stalin, venne accresciuto il ruolo degli estoni nel partito (e quindi nell'amministrazione pubblica). Con la destalizzazione e lo sviluppo dell'economia negli anni Sessanta la popolazione russa nelle repubbliche estoni crebbe fino a raggiunger in alcune zone il 40% della popolazione. Questo processo fu non tanto un progetto pensato a tavolino dai governanti sovietici al fine di «integrare» la popolazione dei paesi baltici al resto della federazione ma assai di più una necessità determinata, nel quadro della divisione interfederale dell'economia, dallo sviluppo dei settori delle industrie meccaniche ed elettroniche, la cui forza lavoro specializzata era principalmente di origine russa. In parte crebbe anche un certo melting-pot sociale e culturale, mentre a partire dagli anni Sessanta vennero perfino favoriti gli scambi culturali ed economici fra l'Estonia e la vicina Finlandia.

Ma le cicatrici del nazionalismo e del risentimento anche parzialmente comprensibile nei confronti dei sovietici, doveva tornare a galla durante il periodo della stagnazione e poi del crollo dell'economia e della struttura sociale sovietica negli anni Ottanta del XX secolo, aprendo la strada alla illusione in gran parte della popolazione dei paesi baltici di una rapida integrazione di loro Stati alle economie dei paesi capitalisticamente avanzati, anche in virtù di una storia profondamente legata a quella dell'Europa Occidentale. Un'integrazione, raggiunta a caro prezzo nel 2004 con l'entrata nella UE, anche grazie alla profonda divaricazione sociale che si è andata via via allargando nel paese e che ha colpito i più poveri e i russi in particolare.

Il fallimento del tragicomico putch anti-Gorbacev dell'agosto 1991 non solo condusse all'immediata dichiarazione d'indipendenza dei tre paesi baltici ma anche al risorgere delle tendenze più revanchiste e reazionarie del nazionalismo estone, al cui movimento avevano partecipato fino ad allora – seppur in modo contradditorio – anche forze politiche di sinistra. Negli anni, seguenti seppur non si assistette a veri e propri pogrom contro la popolazione russa residente in Estonia, come invece avvenne a Baku dopo la crisi del Nagorno-Karabach, e i russi che ne avevano la possibilità abbandonarono l'Estonia. La quota percentuale di popolazione di origine russa residente in Estonia si è ridotta dal 40% all'attuale 25% circa della popolazione complessiva del paese.

La rivolta giovanile di questi giorni affonda le sue radici quindi da una parte in un sistema di politiche di discriminazioni messe in atto dall'amministrazione estone nei luoghi di lavoro e di studio nei confronti della minoranza russa, la cui popolazione che non ha potuto emigrare a causa di motivi economici, rappresentava la spina dorsale di una classe operaia industriale ora in via di rapida riduzione anche nell'Est Europa.

La rivolta, come già nel caso dell'Irlanda degli anni Sessanta e Settanta, è coperta a monte di motivi nazionalistici ma ha una chiara linea di faglia di classe. I giovani russi distruggono il centro città, il mondo dorato di Tallin a loro inaccessibile e ostile. I diritti della minoranza russa devono essere tutelati, il regime discriminatorio e il revisionismo storico in chiave reazionaria deve essere fatto saltare.

Il fatto che la Russia di Putin – del cui regime capitalista e autoritario non nutriamo alcuna simpatia - sostenga le rivendicazioni dei giovani non è solo legato a motivi ovviamente nazionalistici, visto che il padrino di Putin, Eltsin, non fece nulla per fermare la politica ultranazionalista di Tallin. C'è dietro soprattutto la nuova contesa con la NATO per quanto riguarda il riarmo convenzionale e missilistico, che ha già fatto alzare la voce al leader del Cremlino qualche giorno fa.

La lotta dei giovani russi contro il governo estone va ancora maggiormente sostenuta dai comunisti, anche perchè può caricarsi di contenuti politici che potrebbe rimescolare le carte non solo a Mosca ma anche a Bruxelles e a Washington.

* Associazione La Giovane Talpa (Milano)


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www.resistenze.org - popoli resistenti - estonia - 02-05-07


Un’analisi delle ragioni della rivolta antifascista in Estonia

Andrey Areshev
della “Fondazione di cultura strategica”

28 aprile 2007


Le autorità estoni hanno proceduto a rimuovere con la forza il monumento ai caduti dell’Armata Rossa, utilizzando idranti e altri strumenti autenticamente “democratici”, e hanno disperso tutti coloro che cercavano di impedire questo atto di vandalismo. Di fronte alla possibilità di uno spargimento di sangue, pochi giorni prima, la stessa stampa estone invitava alla prudenza (1), ma le autorità hanno voluto comunque procedere a questa provocazione. Le personalità ufficiali russe hanno reagito con durezza alla notizia dei disordini, assicurando che la rimozione del monumento non avrebbe mancato di provocare conseguenze. Alcuni dubbi espressi dal governo estone che hanno fatto pensare all’interruzione dei lavori di rimozione, sono stati dissipati da una dichiarazione dell’ambasciatrice a Mosca, secondo cui “fino a quando noi opereremo nell’ambito del diritto internazionale, nessuno avrà il diritto di immischiarsi negli affari interni dell’Estonia. Non cederemo di fronte ai ricatti e alle pressioni di altri stati”.

Gli esperti che hanno seguito la dinamica dello scontro attorno al monumento, fin dal primo momento, non hanno mai avuto dubbi sul fatto che le autorità estoni sarebbero andate fino in fondo. La politica di revisione delle cause e degli effetti della Seconda Guerra Mondiale e della vittoria dell’Unione Sovietica è stata affermata in modo estremamente chiaro e netto e nessuno ha mai sospettato un improvviso cambiamento del punto di vista degli estoni. Un elemento ulteriore di rassicurazione per l’operato delle autorità di Tallin è venuto dal sostegno ricevuto dal blocco politico-militare della NATO, ed anche dal fatto che la tolleranza nei confronti dell’estrema destra, particolarmente verso i gruppi filo-nazisti in Europa Centrale ed Orientale, rappresenta parte organica della cultura politica occidentale.

Anche sul fronte propagandistico, gli estoni non hanno mai avuto problemi. Al loro servizio c’è tutta la stampa occidentale, l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa e molte altre istituzioni, sempre pronte (come del resto anche una parte dei nostri rozzi “strumenti di comunicazione di massa”) a speculare sul tema del semimitico “fascismo russo”, ma mai a denunciare il vero nazismo, quando esso si manifesta in Occidente. E in questo caso, non c’è alcun dubbio che gli ultimi avvenimenti in Estonia sono stati ampiamente manovrati da forze ostili alla Russia. Una stravagante emittente radiofonica di Mosca (“Eco di Mosca”, finanziata dagli oligarchi che dirigono la cosiddetta “opposizione democratica” a Putin, nota del traduttore) ha già presentato (nello stile provocatorio che le è proprio) gli avversari della rimozione del monumento ai soldati liberatori come una folla di partecipanti a un pogrom, che infrangono vetrine, danno fuoco a chioschi e automobili (2). Si capisce che tutto ciò può essere addebitato solo a coloro a cui poteva risultare conveniente, in particolare ai provocatori guidati dal ministero degli interni estone. E così in realtà è stato. Ma d’ora in avanti ci spiegheranno che nella “civile Estonia” non c’è posto per i “barbari russi”, mentre i paesi membri della NATO, dimenticando le divergenze in corso, si prepareranno a contrastare “la minaccia proveniente da Est”.

Ma, se a Tallin sapevano perfettamente cosa volevano e, di conseguenza, hanno cercato di tradurlo in pratica, al contrario la posizione di Mosca si è distinta per l’indeterminatezza e l’ambiguità. Le dichiarazioni di Lavrov (3) e di Gref (4) sull’inopportunità di varare sanzioni economiche contro l’Estonia non potevano che rafforzare la convinzione dei governanti estoni di poter continuare indisturbati.

Il dato caratteristico dell’epoca di Eltsin, da cui stiamo cercando faticosamente di uscire, era rappresentato dalla generale mancanza di senso di responsabilità, in particolare nell’ambito della politica estera. Noi non siamo stati in grado di vedere o abbiamo sottovalutato il fondamentale momento, in cui in Europa (non solo in Estonia) è stata avviata la riabilitazione politica del fascismo (che non contraddice affatto i “principi democratici” della società europea) (5). E’ prevalso il punto di vista, secondo cui non dovevamo esplicitare la preoccupazione per i nostri propri interessi, poiché i suscettibili “europei” l’avrebbero associata ad “ambizioni imperiali”.

A ciò si sono aggiunti gli interessi di alcune potenti strutture affaristiche russe, interessate ai porti dell’Estonia in quanto punti di trasbordo per le risorse energetiche russe dirette in Occidente. Inoltre, per sviluppare le necessarie infrastrutture nella regione di Leningrado, tali lobbies hanno fatto di tutto perché Mosca non inasprisse i rapporti con gli amici baltici, riducendo a semplici “stupidaggini” l’insulto lanciato alle spoglie dei soldati sovietici o le massicce violazioni dei diritti dei cittadini di lingua russa in Estonia o in Lettonia. Il risultato ottenuto è che la quantità dei terminali per il trasbordo del petrolio e dei prodotti petroliferi presenti sul litorale russo del Baltico è oggi insufficiente, mentre gran parte del petrolio, trasportato via Baltico, transita per Tallin: circa il 31% (a San Pietroburgo due volte meno) (6).

E’ paradossale: nonostante i rapporti in via di progressivo peggioramento con il nostro piccolo vicino occidentale, gli interessi degli ambienti affaristici estoni continuano ad essere coltivati nel nostro paese come nel passato. Ad esempio, pur facendo affari in Russia, un miliardario estone è oggi il più potente sponsor dei gruppi nazionalisti che dominano nel parlamento estone. Una consistente parte dei soldi così investiti viene accumulata proprio nel nostro paese (7). E’ possibile forse immaginare una situazione in cui venga permesso ad un uomo d’affari iraniano leale all’attuale governo di Teheran di possedere una rete di supermercati sul territorio degli Stati Uniti, ricavandone soldi da dirottare a sostegno di organizzazioni integraliste islamiche?

Dove possa condurre questa “politica” (o meglio la totale assenza di una politica), l’abbiamo sotto i nostri occhi e lo avremo ancora. Sebbene, sulla necessità di una revisione dell’insieme dei rapporti tra Russia e NATO sia arrivato un esplicito pronunciamento a livello dei vertici politico-militari del nostro paese.

In questo contesto, è impossibile non rivolgere l’attenzione al fatto che a Tallin si sia proceduto alla rimozione del monumento esattamente poche ore dopo il discorso di Putin all’Assemblea Federale, in cui il presidente della Russia ha chiarito il significato dei passi recentemente compiuti in politica estera, in particolare quello relativo alla revisione degli obblighi russi derivanti dall’accordo sulle armi convenzionali, nella prospettiva di un’uscita di Mosca da questo Trattato che di fatto è ormai lettera morta. Il passo di risposta, in una logica di scontro, delle autorità dell’Estonia appare un atto simbolico vendicativo verso Putin, mentre la celebrazione del nazismo baltico, avvenuta il 27 aprile (alla vigilia del 9 maggio, Giorno della Vittoria sul nazifascismo), sta ad indicare il carattere minaccioso che assume per il nostro paese l’espansione da Occidente.

La necessità di una radicale revisione dei rapporti con i paesi baltici è ormai da tempo all’ordine del giorno. Durante un recente incontro con i veterani, il vice-premier S. Ivanov ha invitato i cittadini russi a non comprare prodotti estoni e a non recarsi a Kaliningrad passando per Tallin. La decisione di singoli cittadini, di non acquistare prodotti estoni o di non visitare l’Estonia, può rappresentare certamente un fatto importante, ma se essa non viene accompagnata da un insieme di misure statali di carattere politico, economico, informativo, gli elementi neonazisti in Estonia proseguiranno per la loro strada.

Commentando gli ultimi avvenimenti a Tallin, Serghey Ivanov ha dichiarato: “la Russia deve accelerare la costruzione di moderni porti nel territorio russo del Baltico. A Ust Luga, a Primorsk e a Visotsk. E, contemporaneamente, deve esercitare un controllo diretto sui flussi commerciali, non permettendo ad altri stati, in particolare all’Estonia, di arricchirsi sul transito”. Secondo Ivanov, a tal proposito sarebbero già state impartite direttive al ministro dei trasporti I. Levitin. C’è da sperare che, questa volta, non ci si limiti alle parole.

Traduzione dal russo di Mauro Gemma per www.resistenze.org


=== 5 ===

Le autorita' estoni sulle SS: "Questa e' gente che merita onore"

06.05.2006 

Source: Pravda.ru 

Piu' si avvicina il 9 maggio, piu' alcuni politici dei Paesi Baltici vanno fuori di testa. L'anno scorso alla vigilia del sessantennale della Vittoria sulla Germania nazista, e' stato il turno della presidentessa della Lettonia Vajra Vike-Frejberga a spararla grossa (a proposito, la signora attualmente mira alla presidenza di segretario generale dell'ONU), per poi, a distanza di una anno, passare la staffetta ai vicini lituani.

Da parte sua invece, il ministero della giustizia estone sta preparando un disegno di legge secondo il quale, i soldati che hanno combattuto dalla parte della Wehrmacht verranno dichiarati combattenti per la liberta' dell'Estonia.

"Ai miei occhi tutti coloro che diedero ascolto all'appello di Uluotz (l'allora primo ministro estone che nel 1944 esorto' gli estoni ad arruolarsi nell'esercito tedesco) e andarono a combattere per la liberta' dell'Estonia, sono dei veri combattenti per la liberta' " - ha dichiarato mercoledi' il primo ministro estone Andrus Ansil direttamente al parlamento.

Secondo le sue parole "questa e' gente che merita onore, ma per esprimere loro individualmente la nostra gratitudine, e' necessario conoscere i loro nomi". "Cio' non rappresenta un compito arduo dal momento che gli stessi combattenti per la liberta' coadiuvati dal Ministero della giustizia stanno lavorando in questa direzione", - ha dichiarato Ansil.

Facciamo luce - attualmente il Ministero della giustizia unitamente all'Unione dei combattenti per la liberta' dell'Estonia (della quale fanno parte le non definitivamente sconfitte unita' della 20esima divisione) compongono gli elenchi di questi stessi combattenti per la liberta'. Il paese, come si dice in gergo, deve conoscere i propri eroi. Peccato solo che l'Estonia moderna "eroi" simili...

D'altronde il primo ministro ha dato il proprio tributo alla correttezza politica. Europeo in tutto e per tutto, non si discute. Secondo le sue parole, non tutti gli ex combattenti arruolatisi nell'esecito tedesco vanno considerati combattenti per la liberta' con diritto alle corrispondenti agevolazioni.

Il signor Ansil si e' messo elegantemente al riparo. Da una parte il budget di stato respirera'. E dall'altra vengono tagliate fuori personalita' "leggendarie" come ad esempio Alfons Rebane e la sua compagnia di boia, autori del massacro di migliaia di persone sia nella stessa Estonia che nelle vicine regioni della Russia. Logica rispettata.

E' degno di nota il fatto che recentemente (per la precisione il 18 aprile) il parlamento estone ha eliminato dalla discussione il progetto di legge dei partiti d'opposizione "Soyuz Otechestva" e "Res Publica", i quali proponevano di nominare combattenti per la liberta' indistintamente tutti coloro i quali, durante la Seconda guerra mondiale, combattevano contro l'Armata Rossa, compresi i famosi "fratelli dei boschi".

"L'approvazione del decreto del decreto nella sua attuale forma con grande probabilita' causera' seri problemi all'interno della societa' estone tra persone che hanno combattuto su barricate diverse", - dichiararono allora i funzionari del Ministero della giustizia estone. C'e' ne' voluto del tempo per capire che tipo di "errore" hanno commesso...

Tema impopolare nell'Estonia contemporanea, ma che pero' va affrontato: che fare allora con gli estoni che hanno combattuto a fianco dell'Armata Rossa? Perche' in fondo e' proprio grazie a loro se e' stata resa possibile l'esistenza dell'attuale Estonia intesa come stato. Se non avessero liberato la propria patria dai nazisti e dai loro complici - " i combattenti per la liberta' ", gli estoni sarebbero semplicemente spariti dalla faccia della Terra. Che non sia che i politici estoni debbano riflettere un attimino proprio su questo?

Oleg Artiukov

(Fonte: Mauro Gemma)