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COORDINAMENTO NAZIONALE PER LA JUGOSLAVIA - ONLUS
ITALIJANSKA KOORDINACIJA ZA JUGOSLAVIJU


 
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Documento Costitutivo
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                        (248 byte) valori fondativi
ITALIA-JUGOSLAVIA:
POSIZIONI OPPOSTE A CONFRONTO


Sulla base di documentazione reperita e digitalizzata da Ivan Serra, che ringraziamo
Sullo stesso argomento si vedano anche:
JUGOINFO del 24/7/2019



LA POSIZIONE REAZIONARIA, FASCISTA
E DANNUNZIANA, SULLA JUGOSLAVIA


LA POSIZIONE SOCIALISTA, PATRIOTTICA

E INTERNAZIONALISTA, DI SANDRO PERTINI

L'Italia, assieme alla Germania, aggredì il Regno di Jugoslavia all'inizio dell'aprile 1941. Con bulgari, ungheresi, albanesi, intervennero direttamente, occupando il territorio per smembrarlo ed inglobarne ampie porzioni. Vennero creati Stati-fantoccio, guidati da regimi collaborazionisti dell'Asse.

La politica dell'Asse e dell'Italia fascista in particolare contro la Jugoslavia era spiegata a chiare lettere già pochi giorni dopo l'invasione in una pubblicazione del Ministero della Guerra intitolata La Jugoslavia ha reso i conti: (a)

<< La Jugoslavia, in quanto tale, ha cessato di esistere [...] Così un'altra ingiustizia della pace di Versaglia è cancellata dalla storia della nuova civiltà; un'altra protetta delle plutodemocrazie ha subìto la sorte degli Stati che avevano tradito la causa europea e la causa della giustizia sociale, auspicata dal Duce e dal Führer. >>

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e proseguiva citando alla lettera una "Profezia di Gabriele D'Annunzio":

<< Bisogna opporsi alla costituzione definitiva del S.H.S. (1); distruggere il mostro jugoslavo. Ho studiato da vicino il moto croato contro il predominio serbo e l'ho favorito come ho potuto, spesso impedito dalle più aspre angustie. Il destino del Regno jugoslavo è segnato. Non è formato secondo le leggi della vita statale. "Si dissolverà, perirà". Degli indizî mi fanno prevedere certa l'agonia e la morte di questo nostro avversario. Il quale, in ogni modo, per fatto storico ed etnico, "deve perire", anche se riesca temporaneamente ad interrompere e a rompere il cerchio che lo serra. >> (b)

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In un'altra pubblicazione periodica uscita negli stessi giorni (c) tali convincimenti erano espressi in maniera più articolata ma con toni se possibile ancor più astiosi, attraverso una serie di testi riguardanti l'Artificiosità del Regno S.H.S., il Mito dalmata, l'Adriatico grande lago italiano, e così via. L'articolo dedicato a Tredici secoli di storia croata era concluso dal seguente annuncio:

<< Il 17 maggio [1941] è annunciato dalla stampa italiana l'arrivo a Roma di una delegazione croata con a capo il Poglavnik (Duce) Ante Pavelić per chiedere alla Maestà del Re Imperatore di designare un principe di Casa Savoia che cingerà la corona croata. [...] Il Re risponde all'indirizzo di Ante Pavelić dichiarando di esaudire le aspirazioni del popolo Croato "la cui storia per tanti nessi è collegata alla nostra e che tenacemente ha orientato nei secoli la sua vita intellettuale e morale verso la civiltà di Roma", designando "il Nostro diletto nipote, l'Altezza Reale Aimone di Savoia-Aosta, Duca di Spoleto", che assumerà il nome di Tomislavo II >>. 


Di seguito il testo integrale della Introduzione di Sandro Pertini a Il contributo italiano alla Resistenza in Jugoslavia, Atti del convegno di studi tenuto a Lucca il 21 giugno 1980 (d):



Il Presidente della Repubblica Italiana


Accolgo con molto piacere il cortese invito rivoltomi dall'Istituto Storico Provinciale Lucchese della Resistenza di presentare il volume degli atti del Convegno di studio, tenuto a Lucca nel 1980, su "Il contributo italiano alla Resistenza in Jugoslavia".

Ha perfettamente ragione Giacomo Scotti quando sostiene nella sua relazione che la nascita del nuovo esercito italiano "inteso come esercito democratico antifascista e parte integrante della coalizione antihitleriana nella seconda guerra mondiale" deve essere anticipata, alcuni mesi prima della storica battaglia per la conquista di Monte Lungo a Cassino, al 9 ottobre 1943, quando il Generale Oxilia, Comandante della Divisione di Fanteria da montagna "Venezia", forte di dodicimila uomini, dette ordini alle sue truppe di attaccare i nazisti, coordinando le azioni militari con l'esercito popolare di liberazione della Jugoslavia. (2)

Dalle relazioni preparate per il Convegno, e ricordo per tutte quella del Generale di Artiglieria Angelo Graziani, emerge l'imponente contributo offerto dagli italiani alla lotta per la liberazione della Jugoslavia: per numero, perchè si è parlato di circa 40mila italiani coinvolti nella lotta partigiana; per mezzi, ricordo l'armamento, l'assistenza tecnica e logistica offerta dalle unità italiane all'esercito di liberazione jugoslavo. Con commozione rilevo sopra a tutto il grande sacrificio di vite umane compiuto dagli italiani: di 24mila soldati italiani che l'8 settembre 1943 costituivano gli effettivi delle divisioni "Venezia" e "Taurinense" furono meno di 3500 i sopravvissuti.

Il contributo italiano, dunque, alla liberazione della Jugoslavia si colloca tra i maggiori che le Nazioni alleate e cobelligeranti fornirono a quelle forze partigiane e ripete un momento particolarmente significativo per l'amicizia e la collaborazione italo-jugoslava, quale fu la grande operazione combinata italo-serba all'inizio del 1916 che valse a preservare la forza militare serba nella lotta contro gli Imperi centrali.

Si è così avverato il profetico messaggio contenuto nella dichiarazione approvata a Roma nell'aprile 1918 dalla Conferenza delle nazionalità oppresse dalla Duplice Monarchia austroungarica, alla cui realizzazione tanta opera dette un indimenticabile e lungimirante uomo politico italiano, Leonida Bissolati. In quella dichiarazione i rappresentanti italiani e jugoslavi definirono quattro punti che oggi, a distanza di sessanta e più anni, possiamo ben definire profetici anche alla luce delle esperienze fatte:

" 1) i rappresentanti dei due popoli riconoscono che l'unità e l'indipendenza della nazione jugoslava sono interesse vitale dell'Italia, come il completamento dell'unità nazionale italiana è interesse vitale della nazione jugoslava;
2) affermano che la liberazione e la difesa del Mare Adriatico sono un interesse vitale dei due popoli;
3) si impegnano a risolvere amichevolmente le singole controversie territoriali sulla base dei principi di nazionalità e del diritto dei popoli a decidere della propria sorte;
4) ai nuclei di un popolo che dovessero essere inclusi nei confini dell'altro, sarà riconosciuto e garantito il diritto al rispetto della loro lingua, della loro cultura e dei loro interessi morali ed economici. "

L'avventura fascista aveva interrotto la fratellanza tra i due popoli che si era instaurata non soltanto negli anni duri della prima guerra mondiale, ma nel pieno del Risorgimento italiano, quando Giuseppe Mazzini nel 1857 pubblicò le sue "Lettere slave" e previde con estrema lucidità che il moto d'indipendenza degli Slavi del Sud sarebbe stato il più importante, dopo l'italiano, per l'Europa futura. "Il moto slavo" egli scriveva "dura lentamente continuo. Quando un'idea di libera patria, un'aspirazione nazionale si affaccia ad un popolo, nessuna forza può spegnerla o contenderle il più o meno lento sviluppo progressivo sino al trionfo. Le nazìonalità sono invincibili come la coscienza: potete sopirle per breve tempo, non cancellarle".

Gli atti del Convegno promosso dall'Istituto storico provinciale lucchese della Resistenza rendono, dunque, un grande servigio all'amicizia tra il popolo italiano ed il popolo jugoslavo: con l'arido linguaggio delle cifre, con l'obiettiva narrazione dei fatti, senza nessuna indulgenza alla retorica per rispetto ai vivi, ma soprattutto ai Morti, illuminano per la Storia una pagina che era ancora inedita della Resistenza italiana e del contributo dell'Italia alla Resistenza Europea contro il nazismo.


Sandro Pertini

Palazzo del Quirinale, 10 novembre 1981


[L'Introduzione di Pertini è disponibile anche in formato PDF.]


Note:

(1) Acronimo per il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, primo nome della Jugoslavia.

(2) Sul contributo degli italiani alla Resistenza in Jugoslavia si veda ad esempio https://www.cnj.it/PARTIGIANI/garibaldi_scotti.htm


Fonti:


(a) La Jugoslavia ha reso i conti, Supplemento al XV Notiziario del Ministero della Guerra - Gabinetto Ufficio Propaganda (prot. N.503471/43.6.41), Roma 29 aprile 1941 (XIX)

(b) Tratto da (a) che cita come fonte: Messaggio inviato da Gabriele d'Annunzio l'8 maggio 1920 ad un'alta autorità militare italiana.

(c)
Conquiste, Rassegna mensile di politica cultura e critica, anno XI numero 4-5. Roma, SAEC, aprile-maggio 1941 (XIX)

(d) Istituto Storico Provinciale Lucchese della Resistenza, Il contributo italiano alla Resistenza in Jugoslavia, Atti del convegno di studi tenuto a Lucca il 21 giugno 1980. Lucca, Maria Pacini Fazzi Editore, 1981.
L'Introduzione di Pertini è disponibile anche in formato PDF.





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