Informazione

(english / italiano)

Ognuno si riconosce quello che gli pare

1) Non soddisfatta del casino già combinato, l'Italia riconosce il "passaporto kosovaro"
(Italy officially recognizes "Kosova" passports)

2) GEORGIA: NICARAGUA RICONOSCE OSSEZIA DEL SUD E ABKHAZIA
“We are greatful to those who support us and those who will find courage to do it” — Kosachev

3) Belarus likely to recognize S.Ossetia, Abkhazia soon
(La Bielorussia potrebbe riconoscere Ossezia del Sud e Abkhazia quanto prima)

4) Dispacci ANSA sulla simmetria tra caso-Kosovo e caso-Ossezia/Abkhazia
(Comments from Belgrade and Pristina about West's double standars on secessionisms)

SULLA IRRESPONSABILE, VERGOGNOSA SCELTA ITALIANA DI RICONOSCERE IL KOSOVO COME "STATO INDIPENDENTE", LO SCORSO FEBBRAIO, SI VEDA IL COMUNICATO STAMPA DEL COORDINAMENTO NAZIONALE PER LA JUGOSLAVIA - ONLUS:
ITALIA E BALCANI. UNA PERFETTA CONTINUITÀ CON LE POLITICHE DEL FASCISMO
CNJ ONLUS:ITALIJA I BALKAN - DANAS ISTO KAO U VREME FAŠIZMA


=== 1 ===

KOSOVO: ITALIA DA OGGI RICONOSCE NUOVI PASSAPORTI PRISTINA 

PRISTINA - L'Italia ha riconosciuto oggi il passaporto della Repubblica del 
Kosovo e nel frattempo l'Ambasciata d'Italia a Pristina sta per concludere le 
procedure per il rilascio dei visti per i cittadini del Kosovo che intendono 
viaggiare in Italia. Lo ha annunciato oggi l'ambasciatore italiano in Kosovo, 
Michael Luis Giffoni, dopo una riunione con il Presidente del Kosovo, Fatmir 
Sejdiu. 
L'ambasciatore Giffoni ha detto che a partire da oggi l'Italia riconosce i 
passaporti della Repubblica del Kosovo e che gli esperti dell'Ambasciata 
d'Italia in Kosovo stanno cercando di concludere le procedure per il rilascio 
dei visti per i cittadini kosovari nel piu' breve tempo possibile. 
D'altro canto, il presidente della Repubblica del Kosovo, Fatmir Sejdiu, ha 
detto che l'obiettivo e' lo sviluppo delle relazioni tra Kosovo e Italia. 
''Vogliamo che la cooperazione con l'Italia avanzi in tutti i settori, in 
politica, economia, istruzione, cultura e cosi' via'', ha detto Sejdiu. 

04/09/2008 15:38 
ansa balcani


=== 2 ===

2008-09-03 22:18

GEORGIA: NICARAGUA APPOGGIA RUSSIA
Capo dello Stato Daniel Ortega riconosce Ossezia sud e Abkhazia

(ANSA) - MANAGUA, 3 SET - Il Nicaragua decide di riconoscere l'Ossezia del Sud e l'Abkhazia, ribadendo cosi' l'appoggio alla Russia nella crisi con la Georgia. Lo scrive il quotidiano La Prensa di Managua precisando che il capo dello Stato Daniel Ortega ha illustrato la posizione nicaraguense sul conflitto durante un discorso rivolto ai massimi esponenti delle forze armate del paese. Il Nicaragua ha sottolineato Ortega e' il primo paese a compiere questo gesto dopo la Russia stessa.

---


Regnum (Russia) - September 5, 2008

“We are greatful to those who support us and those who
will find courage to do it” — Kosachev

The number of states who recognize the sovereignty of
Abkhazia and South Ossetia may eventually exceed the
number of those who recognized Kosovo, Chairman of the
State Duma International Affairs Committee Konstantin
Kosachev. 

He commented Sep 4 that Russia was not trying to go
out of its way to gain support of its position
regarding Abkhazia and South Ossetia.

“Nothing of the kind is going on,” Kosachev says. 

However, he adds, undoubtedly, understanding and
support of the Russia's position on the issue on the
part of other countries is a very important factor. 

“But this is not an end in itself that has to be
achieved by all means,” he explains. “We are grateful
to the countries who already support us morally and
those who will find courage to do it, politically and
diplomatically,” Kosachev said.

“I am positive that Nicaragua will not be alone,” the
MP said, adding that he understands how difficult the
decision is, “taking into account the pressure that,
for certain, is applied against these countries by the
USA.”

Sep 3, government of Nicaragua announced of its
recognition of independence of the already recognized
by Russia republics of Abkhazia and South Ossetia.


=== 3 ===

Belarus likely to recognize S.Ossetia, Abkhazia soon

08/09/2008 14:36 MOSCOW, September 8 (RIA Novosti) - Belarusian 
President Alexander Lukashenko said on Monday that his country would 
consider the issue of the recognition of Abkhazia and South Ossetia 
as independent states in the near future. 

Russia recognized South Ossetia and Abkhazia on August 26. Nicaragua 
followed suit last week. 

"The time will most likely come when we, like Russia, will consider 
the question of the recognition of [the independence of] South 
Ossetia," Lukashenko said. 

He also said that Belarus would "soon hold parliamentary polls," and 
that the new parliament would discuss the issue of both South 
Ossetia and Abkhazia after the elections. 

Belarusian voters are due to cast their votes in parliamentary 
elections on September 28. 

Lukashenko denied that Minsk's decision on whether or not to 
recognize the republics would be influenced by Moscow, but said 
that "Belarus has always been Russia's reliable friend." 

Speaking a month after Georgia's August 8 attack on South Ossetia, 
Lukashenko said Minsk was offering "solidarity" with Moscow, its 
strategic ally, in the "information war being waged against Russia 
by the West." 

Lukashenko added that he had long maintained "warm" relations with 
Abkhaz President Sergei Bagapsh. "We blocked a resolution in the 
early days of the CIS on an embargo against Abkhazia," he said. 

The CIS, or Commonwealth of Independent States, is a loose alliance 
of a number of former Soviet republics. 


=== 4 ===


GEORGIA: OSSEZIA; KOSOVO SVICOLA, NOI CASO UNICO / ANSA

(di Alessandro Logroscino) (ANSA) - BELGRADO, 12 AGO - ''Un caso a parte'' che a dispetto di tutto - anche dell'evidenza delle cannonate - non puo' essere evocato come un precedente. Si aggrappa al mantra recitato caparbiamente per mesi dalle cancellerie occidentali il presidente Fatmir Sejdiu per allontanare dal Kosovo ogni paragone con le ambizioni secessioniste dell'Ossezia del Sud, focolaio di un conflitto che rimbomba in questi giorni dal Caucaso con connotati fin troppo familiari per i Balcani. Tirata in ballo da commentatori di mezzo mondo, l'ex provincia albanese proclamatasi unilateralmente indipendente dalla Serbia il 17 febbraio scorso - con l'avallo degli Usa e di molti di quei Paesi europei che oggi invece difendono l'integrita' territoriale della Georgia dal separatismo osseto (e abkhazo) - prova a far finta di niente. E se a Belgrado non si perde occasione per sottolineare le analogie fra le due vicende, a Pristina la parola d'ordine e' basso profilo. Il primo commento di un leader kosovaro si e' fatto attendere fino a stamane. A rompere il silenzio e' stato alla fine Sejdiu, che in un discorso pubblico ha rigettato tutte le similitudini con ''altre realta''', evitando persino di citare l'Ossezia del Sud. ''Il Kosovo - ha tagliato corto il presidente - rappresenta un caso a parte sotto tutti i punti di vista''. Solo ''chi si oppone alla nostra indipendenza - ha concluso - ha interesse a indicarci come un precedente''. Parole che stridono quant'altre mai con i toni e i commenti di marca serba, pronti a evidenziare le acrobatiche inversioni di ruoli e di giudizi fra i due dossier. ''Il conflitto in Ossezia se da un lato appare conseguenza diretta dell'indipendenza unilaterale del Kosovo, dall'altro rivela un paradossale scambio di posizioni fra Russi e Americani'', ironizza sul giornale Politika un analista liberale come Bosko Jaksic. Contraddizioni che smascherano ''l'arbitrarieta' dell'approccio ai problemli globali da parte delle grandi potenze e celano, naturalmente, il trionfo della realpolitik''. ''Altro che caso a se' - gli fa eco Oliver Ivanovic, leader moderato dei serbi kosovari e viceministro per il Kosovo nel nuovo governo europeista di Belgrado - se gli Usa e altri Paesi occidentali non avessero riconosciuto lo strappo di Pristina, e giustificato la violazione dell'integrita' della Serbia, oggi forse non ci sarebbe la guerra nel Caucaso''. Opinioni nette, e certo di parte, cui tuttavia i media serbi possono offrire il conforto di osservatori terzi. Come l'americano Ted Carpenter, vicepresidente dell'Istituto Cato di Washington, che in un'intervista all'agenzia Tanjug riconosce apertamente la legittimita' del parallelo. ''Quando certi diplomatici occidentali parlavano del Kosovo come di un caso unico, non utilizzabile come precedente, dicevano evidentemente un'assurdita''', nota Carpenter, secondo il quale il legame fra Kosovo e Ossezia non solo c'e', ma e' bilaterale. Visto che i contraccolpi della crisi osseta minacciano adesso di tornare indietro come un boomerang su Pristina, lasciando l'ex provincia albanofona ''in un limbo politico da semi-Stato''. Dalla Germania a far rimbalzare concetti non dissimili sono Alexander Rahr, uno dei massimi esperti di politica russa, e il moumentale ex ministro degli esteri Hans-Dietrich Genscher. Entrambi persuasi che 'l'affaire Kosovo' abbia indotto Mosca alla prova di forza in Ossezia per dimostrare di ''essere padrona a casa sua''. E che ora all'Ue convenga smarcarsi dagli Usa almeno nel Caucaso, ''tentando una mediazione autonoma''. Magari per promuovere la creazione di ''una confederazione a tre in Georgia'', rigorosamente ''fuori dalla Nato''. (ANSA). LR 
12/08/2008 17:30 


GEORGIA: SECESSIONI; SERBIA PREOCCUPATA, RICORDA KOSOVO

(ANSA) - BELGRADO, 26 AGO - Il ministero degli Esteri serbo, nella prima reazione ufficiale di Belgrado al riconoscimento russo della secessione di Ossezia del Sud e Abkhazia, manifesta stasera ''preoccupazione'' per lo svilupparsi degli eventi nel Caucaso, ma senza esprimere condanne di sorta. Nella nota, la Serbia ribadisce la propria fedelta' al principio del ''rispetto dalla sovranita' e integrita' territoriale'' del Paesi membri dell'Onu, ricordando tuttavia in prima battuta il Kosovo quale esempio recente di violazione (da parte dell'Occidente) di tale principio ed evitando invece qualsiasi critica diretta nei confronti di Mosca. Il governo serbo (pure considerato filo-europeo) sottolinea di aver ammonito fin dai mesi scorsi sul fatto che ''la secessione illegale del Kosovo'' - proclamata unilateralmente da Pristina il 17 febbraio 2008 e avallata dagli Usa e da gran parte dei Paesi dell'Ue - avrebbe rappresentato ''un precedente pericoloso'' per la stabilita' dei Balcani e di altre regioni. Dopo gli avvenimenti caucasici di queste ore, Belgrado conferma adesso piena adesione al principio del ''rispetto della sovranita' e integrita' territoriali degli Stati riconosciuti dall'Onu'', ma ''a cominciare dalla Serbia'' e senza citare esplicitamente la Georgia. (ANSA). LR 
26/08/2008 20:08 


GEORGIA: RUSSIA E OCCIDENTE NON CAMBIANO POSIZIONE SU KOSOVO

(ANSA) - BELGRADO, 27 AGO - La Russia non intende modificare il proprio no alla secessione del Kosovo albanese dalla Serbia a dispetto del fresco riconoscimento concesso alle istanze separatiste di Ossezia del Sud e Abkhazia dalla Georgia. Al contrario, nessuno dei Paesi occidentali favorevoli a suo tempo allo strappo di Pristina pensa di rimettere in discussione quella scelta nonostante i richiami attuali alla intangibilita' dell'integrita' territoriale di Tbilisi. Sono questi i messaggi riecheggiati oggi a Belgrado, da est e da ovest, all'indomani del via libera formale del Cremlino all' indipendenza sudosseta e abkhaza. A nome di Mosca ha parlato l'ambasciatore russo in Serbia, Aleksandr Konuzin, assicurando che le scelte compiute nel Caucaso ''non comporteranno indebolimenti della posizione russa nella difesa dei diritti di sovranita' serbi sul Kosovo''. Diritti che secondo il Cremlino la Serbia democratica di questi anni ha difeso pacificamente, dopo le violenze degli anni '90, e che nel caso di Ossezia e Abkhazia - pure teatro di conflitti nel decennio passato - la Georgia di Mikhail Saakashvili ha invece appena cercato di restaurare con la forza. Konuzin ha peraltro riconosciuto l'esistenza di analogie fra i due dossier, ricordando che la Russia aveva a suo tempo messo in guardia Usa e Ue sul fatto che ''il riconoscimento della indipendenza unilaterale del Kosovo avrebbe potuto rappresentare un precedente valido per altri''. Ma che ''purtroppo nessuno ci ha voluto ascoltare''. Dal fronte opposto, ha replicato indirettamente l'emissario del Parlamento europeo per i rapporti con la Serbia, Jelko Kacin. Il quale, in visita da ieri a Belgrado, ha dichiarato che l'atteggiamento anti-secessionista assunto dall'Occidente nel Caucaso non produrra' ''alcun ripensamento da parte dei Paesi che in questi mesi hanno riconosciuto il Kosovo''. Alla domanda se non vedesse contraddizioni in un tale approccio, Kacin ha poi glissato con queste parole: ''Sono incaricato di occuparmi di Serbia e non di Kosovo''. (ANSA). LR 
27/08/2008 17:43 





Prosecco / Prosek (TS) 
12 settembre 2008

SERATA DI SOLIDARIETA' ANTIFASCISTA / PROTIFAŠISTIČNI SOLIDARNOSTI VEČER

venerdi / v petek 12 settembre / septembra 2008.

Incontro con i compagni di / srečanje s tovariši
RESISTENZA UNIVERSITARIA
di Roma / iz Rima

Bibite e cibi / Pijače in prigrizek
J'accuse (alternative rock)
La Jazera (dj set)

Il ricavato andrà agli antifascisti della Sapienza
Zaslužek gre protifašistom La Sapienze

Prosecco (TS) - spazio sagre, dalle ore 19
(in caso di maltempo: Trattoria Sociale Contovello)

Prosek (TS) - na B'lancu, ob 19h
(v primeru slobega vremena: v Društveni Gostilni na Kontovelu)

---


Sulle recenti mobilitazioni antifasciste alla Sapienza vedi ad esempio:

Iniziativa all'Università di Roma "La Sapienza" (13 maggio 2008): OPERAZIONE FOIBE 
https://www.cnj.it/INIZIATIVE/iniziative.htm#roma130508

Alessandra Kersevan e Alexander Höbel rispondono al “Corriere della Sera”

Solidarietà agli studenti di Roma impegnati e mobilitati contro l’aggressione squadristica e la falsificazione storica dal Comitato promotore convegno “Foibe: la verità”

Chiarezza sui fatti de La Sapienza (Resistenza Universitaria / Militant / Collettivo A Pugno Chiuso)




E' finalmente disponibile il volume:

Foibe
Revisionismo di Stato e amnesie della Repubblica

Atti del Convegno: Foibe: La verità. Contro il revisionismo storico
Sesto S. Giovanni (MI), 9 febbraio 2008


Collana di Resistenza Storica / Editrice KappaVu
Via Zugliano 42, 33100 Udine - info @ kappavu.it - telfax 0432-530540

dedicato a Pierluigi Visintin
 

Indice:

Sigle e Abbreviazioni
pag.7
PRESENTAZIONE
pag.9
APPELLO ALL'ADESIONE E PROGRAMMA DEL CONVEGNO
pag.15
ADESIONI
pag.19
MESSAGGIO DI ANGELO DEL BOCA
pag.21
MESSAGGIO DI GIACOMO SCOTTI
pag.22
RELAZIONE INTRODUTTIVA a cura del Comitato promotore
pag.25
MATTEO DOMINIONI L'occupazione italiana del Corno d'Africa
pag.31
ALESSANDRA KERSEVAN L'aggressione alla Jugoslavia ed il sistema dei campi di concentramento fascisti
pag.41
LUKA BOGDANIC Il movimento partigiano jugoslavo, la questione nazionale e delle nazionalità
pag.57
SANDI VOLK Foibe ed esodo, un binomio da sciogliere
pag.67
CLAUDIA CERNIGOI Foibe tra storia e propaganda
pag.79
PAOLO CONSOLARO (POL VICE) Presentazione di La foiba dei miracoli. Indagine sul mito dei "sopravissuti"
pag.99
COMITATO PROMOTORE Revisionismo storico e neofascismo oggi
pag.115

APPENDICI:

ALESSANDRA KERSEVAN Porzûs: il più grande processo antipartigiano del dopoguerra
pag.123
SANDI VOLK Cosa ricorda la repubblica?
pag.143
Elenco parziale dei caduti ai cui parenti sono stati concessi medaglia commemorativa e diploma della Repubblica Italiana in base alla legge istitutiva della giornata del ricordo con i dati rilevabili da diversi elenchi
pag.151
Comunicati stampa del comitato promotore del 19 dicembre 2007, 28 gennaio 2008, 13 febbraio 2008
pag.179
PROPOSTE BIBLIOGRAFICHE
pag.191


Per ordinare il volume rivolgersi alla Casa editrice: 
info @ kappavu.it
oppure agli organizzatori del convegno: 
convegnofoibe2008 @ libero.it

Per maggiori informazioni sul convegno:




(english / deutsch

Nell'ambito del progetto eversivo di destrutturazione degli Stati nazionali in Europa, che la Germania persegue con successo  dal 1989 con il sostegno strategico degli USA, acquista adesso particolare consistenza l'ipotesi dello smembramento del Belgio e, come conseguenza di questo, della annessione alla Germania di parti occidentali del paese abitate da popolazione di lingua tedesca. La cornice ideologica e geopolitica di questi processi devastanti è costruita tra l'altro da organizzazioni come la FUEV, alle dirette dipendenze del governo federale, che ereditano l'impostazione e la funzione a suo tempo avuta da analoghe organizzazioni del periodo di Weimar e poi del Terzo Reich, aggiornate però alla nuova sensibilità "new age" ed etnicista della borghesia europea. La FUEV cura adesso un nuovo portale internet delle minoranze linguistiche di Europa e Asia...
Per maggiori informazioni sul tema, in lingua italiana, rimandiamo ad esempio al documento:
EUROPA: UNIONE E DISGREGAZIONE


Anschluss an Deutschland

1) Freund und Kollege (german-foreign-policy.com 03.09.2008)
Die staatliche Einheit Belgiens wird im Grenzgebiet zu Deutschland verstärkt zur Disposition gestellt...

2) DEUTSCH: Beziehungen pflegen (german-foreign-policy.com 25.01.2008)
Die Bundesregierung eröffnet ein Internetportal zur Vernetzung der deutschsprachigen Minderheiten in Europa und Asien ... Das neue Webportal ist von einem Verband erstellt worden, der bereits in den 1950er Jahren gegründet wurde - von "Volksgruppen"-Experten der 1930er Jahre. Die Föderalistische Union Europäischer Volksgruppen (FUEV) aus Flensburg (Bundesland Schleswig-Holstein) bündelt seit damals Minderheiten aus ganz Europa unter deutscher Führung...
ENGLISH: Cultivating Relationships (german-foreign-policy.com 2008/01/25)
The German government is establishing an Internet portal to connect German-speaking minorities in Europe and Asia ... The new internet portal is being initiated by an association that was founded in the 1950s by "Volksgruppen" experts of the 1930s. Since its inception, the Federal Union of European Nationalities (FUEN), with headquarters in Flensburg, (Schleswig-Holstein) has been confederating the ethnic minorities from all over Europe under German leadership...


Auch zu lesen:

Newsletter vom 11.01.2008 - Kein Tabu mehr

EUPEN/BRUXELLES/BERLIN (Eigener Bericht) - Spekulationen über die Abtretung belgischen Territoriums an die Bundesrepublik Deutschland belasten das Verhältnis zwischen Berlin und Brüssel. Wie Medien beider Länder berichten, bestehen Unklarheiten über den territorialen Status einer Bahntrasse, die durch deutsches Hoheitsgebiet verläuft, aber zu Belgien gehört. Die Bahntrasse war 1922 im Anschluss an den Friedensvertrag von Versailles an Brüssel übergeben worden; ein deutsch-belgischer Grenzvertrag hatte dies im Jahr 1956 bestätigt. Die derzeitigen Unklarheiten sind entstanden, weil die Bahntrasse nicht mehr genutzt und schrittweise abgebaut wird - ein Vorgang, für den die Verträge keine Regelung vorsehen. Der Angelegenheit kommt nicht nur Bedeutung zu, weil Berlin eine ausdrückliche Verzichtserklärung vermeidet. Die öffentliche Debatte über mögliche Revisionen deutscher Grenzen erfolgt zu einem Zeitpunkt, zu dem der Zerfall Belgiens nicht mehr ausgeschlossen wird und Überlegungen über die staatliche Zukunft der deutschsprachigen Gebiete um Eupen und St. Vith zunehmen...



=== 1 ===


Freund und Kollege
 
03.09.2008
EUPEN/BRUXELLES/BERLIN
 
(Eigener Bericht) - Die staatliche Einheit Belgiens wird im Grenzgebiet zu Deutschland verstärkt zur Disposition gestellt und ist Gegenstand einer aktuellen Umfrage, die das Sezessionspotenzial ergründen will. Hintergrund ist die seit mehr als einem Jahr andauernde Staatskrise in Brüssel, die durch weitreichende Autonomieforderungen des Landesteils Flandern verursacht wird. Flämische Sezessionisten, traditionelle Partner großdeutscher Politik, haben ihre Agitation in diesem Jahr verschärft, eine Spaltung Belgiens scheint in greifbare Nähe zu rücken. Überlegungen, wie die staatlichen Grenzen in Westeuropa nach dem Ende des belgischen Nationalstaates zu ziehen seien, werden auch im Landesteil Wallonie angestellt. Laut neuen Untersuchungen befürwortet rund die Hälfte der dortigen Bevölkerung, sollte Belgien zerfallen, den Anschluss an Frankreich. Welche Option die rund 70.000 deutschsprachigen Belgier an der Grenze zu Deutschland favorisieren, ist Gegenstand der aktuellen Umfrage. Die Regierung der Deutschsprachigen Gemeinschaft intensiviert seit Jahren systematisch die Anbindung des Gebietes an die Bundesrepublik. Aus Sicht ihres Ministerpräsidenten, des Sozialdemokraten Karl-Heinz Lambertz, ist der Anschluss an Deutschland eine realistische Option.
Anschluss

Die aktuelle Umfrage wird in den deutschsprachigen Gebieten Ostbelgiens von der Katholischen Universität Brüssel durchgeführt und von der Deutschsprachigen Gemeinschaft (DG) im Internet beworben. Sie richtet sich nicht nur an die rund 70.000 Bewohner der neun DG-Gemeinden, deren Regierung mit Sitz in Eupen über bedeutende hoheitliche Kompetenzen verfügt. Angesprochen sind auch die deutschsprachigen Minderheiten in den Orten Malmedy und Weismes, die bislang nicht zur DG gehören. Damit bezieht sich die Umfrage präzise auf das Gebiet, das bis 1920 und in der Zeit der NS-Okkupation (1940 bis 1944) Teil des Deutschen Reiches war. Gefragt wird, ob die DG nicht auch Malmedy und Weismes regieren soll; ob "die deutschsprachigen Belgier zu Belgien gehören"; ob die Spaltung Belgiens befürwortet wird und wo die DG am besten aufgehoben sei. Zur Wahl stehen neben der "Errichtung eines neuen, unabhängigen Staates" (mit knapp über 70.000 Menschen) auch der "Anschluss an Luxemburg" und der "Anschluss an Deutschland".[1]

Flandern versus Wallonie

Hintergrund der Umfrage, die ein Schlaglicht auf den schwindenden Zusammenhalt des Königreiches wirft, ist die seit mehr als einem Jahr andauernde Staatskrise in Brüssel. Flandern, der nördliche, niederländischsprachige Landesteil, verlangt trotz der weitreichenden Föderalisierung Belgiens in den vergangenen 40 Jahren zum wiederholten Mal neue Autonomierechte. Auslöser ist das wachsende Wohlstandsgefälle gegenüber dem südlichen Landesteil, der vom Niedergang der Schwerindustrie geprägten französischsprachigen Wallonie. Die Autonomieforderungen, welche die staatliche Umverteilung zugunsten der ärmeren Wallonie beenden sollen, werden zusätzlich von völkischen Sezessionisten angetrieben, etwa von der Partei Vlaams Belang. Vlaams Belang erzielt in Flandern Wahlergebnisse von durchschnittlich 20 Prozent und ist zweitstärkste Kraft im flämischen Regionalparlament. Die flämischen Vorstöße haben im vergangenen Jahr eine Staatskrise ausgelöst, die den Fortbestand Belgiens ernsthaft in Frage stellt und bis heute nicht beigelegt ist.[2] Derzeit bemühen sich drei "Vermittler" um eine Lösung, darunter DG-Ministerpräsident Karl-Heinz Lambertz.

Flaggenkrieg

In diesem Sommer spitzte sich die Lage wegen gezielter flämischer Provokationen zu. Zuletzt hat der Bürgermeister einer flämischen 9.000-Einwohner-Gemeinde in der Wallonie für Empörung gesorgt. Gestützt auf ein umstrittenes Dekret der flämischen Regionalregierung, dem zufolge die Fahne Flanderns "Vorrang" vor der Bundesflagge genieße, ließ der Mann die belgische Tricolore gänzlich von den Masten der Kommune entfernen und durch den flämischen Löwen ersetzen. "Ich habe mich nie als Belgier gefühlt", erklärte er zu seiner Aktion.[3] Flämische Politiker begleiten symbolische Maßnahmen wie den aktuellen "Flaggenkrieg" mit beleidigenden Äußerungen. "Einwanderer" müssten "sich anpassen", erklärte kürzlich Bart de Wever, einer der maßgeblichen Parteifunktionäre Flanderns, über Bedeutung und Aufgabe französischsprachiger Belgier. Über die föderale Umverteilung staatlicher Mittel heißt es im flämischen Umland Brüssels: "Wir finanzieren (mit Entwicklungsgeldern, Anm. d. Red.) Schwarzafrika, warum nicht auch unsere frankophonen Landsleute?"[4]

"Mit Frankreich stärker"

In der Wallonie reagieren immer mehr französischsprachige Belgier mit eigenen Sezessionsabsichten auf die flämischen Provokationen. Wie eine kürzlich veröffentlichte Umfrage erkennen lässt, befürwortet rund die Hälfte der wallonischen Bevölkerung im Falle einer Spaltung Belgiens den Anschluss ihres Wohngebietes an Frankreich.[5] Beobachter sind überrascht: Der südliche Landesteil gehörte jahrzehntelang zu den verlässlichsten Stützen des belgischen Staates. Noch zu Beginn des Jahres lagen die Zustimmungswerte für die Befürworter einer Wallonie unter französischer Herrschaft bei deutlich unter 30 Prozent. Aber immer öfter trifft man jetzt in Südbelgien Werbeschilder profranzösischer Organisationen: "Die Wallonie - mit Frankreich stärker". Große Sympathien für einen Anschluss haben Umfragen auch in den angrenzenden nordfranzösischen Gebieten ergeben.[6]

Permanenter Kontakt

Der eskalierende Streit zwischen Flandern und der Wallonie stellt - nur scheinbar ohne äußeres Zutun [7] - auch die Deutschsprachige Gemeinschaft (DG) vor weitreichende Entscheidungen. Zur Zeit ist die Deutschsprachige Gemeinschaft trotz ihrer umfangreichen hoheitlichen Kompetenzen noch in die Wallonie eingebunden. Ministerpräsident Lambertz, ein Sozialdemokrat, intensiviert seit Jahren die Bindungen an Deutschland - offenbar auf Kosten des innerbelgischen Zusammenhalts. Zahlreiche "grenzüberschreitende" Kooperationen festigen den Kontakt zum deutschen Bundesland Nordrhein-Westfalen [8]. Aachen gilt in Ostbelgien als heimliche Hauptstadt der Region. 2004 hat Lambertz ein bilaterales Abkommen über "deutsch"-deutsche Kultur-Zusammenarbeit geschlossen - angeblich mit Nordrhein-Westfalen [9]. Tatsächlich laufen die Auslandskontakte über Berlin. Lambertz verfügt über vertrauensvolle Beziehungen in die deutsche SPD und damit in das Auswärtige Amt. "Ich habe permanenten Kontakt mit meinem Freund und Kollegen Karl-Heinz Lambertz", bestätigte kürzlich der SPD-Vorsitzende Kurt Beck.[10]

Konspiration

Als emblematisch für die deutsch-ostbelgischen Verflechtungen kann eine Personalie aus Lambertz' Regierung gelten. Mit Joseph Dries gehört der Provinzregierung ein Kabinettschef an, der als stellvertretender Kuratoriumsvorsitzender der Hermann-Niermann-Stiftung (Sitz: Düsseldorf) fungiert. Die deutsche Stiftung ist nicht nur in Eupen heftig umstrittenen. Früher von einer teils rechtsextremistischen Führungsriege gesteuert, entfaltete die Stiftung in den 1980er Jahren Aktivitäten, die den Verdacht völkischer Subversion zwecks Untergrabung des belgischen Nationalstaats nahe legten. Daraufhin nahm sich ein Ministerialrat im damaligen Ministerium für innerdeutsche Fragen der Stiftung an. Über die Auslandsarbeit des Ministerialrats darf gesagt werden, er sei "Mitwisser einer Konspiration" gewesen, die "gegen Belgien" gerichtet war.[11]

Personalunion

Dries, der Eupener Kabinettschef aus dem Düsseldorfer Kuratorium, vertrat die Deutschsprachige Gemeinschaft Belgiens kürzlich auf einer Tagung der Föderalistischen Union Europäischer Volksgruppen (FUEV), einer Vorfeldorganisation der Berliner Außenpolitik. Zu den Aufgaben der FUEV, die unter Beteiligung früherer Nazis gegründet worden war, gehört die Vernetzung deutscher "Volksgruppen" in ganz Europa.[12] Wie Joseph Dries auf den FUEV-Tagungen seine verschiedenen Funktionen trennt, ist unklar: Die FUEV wird von der Hermann-Niermann-Stiftung mitfinanziert und von der DG organisatorisch unterstützt.

Irgendein Nachbar

Ministerpräsident Lambertz, der zur Zeit in der flämisch-wallonischen Staatskrise vermitteln soll, hält eine Spaltung Belgiens durchaus für möglich. "Der Flame", erklärte er kürzlich, "will bedeutend mehr Autonomie als heute"; man könne "einen Unfall nicht ausschließen".[13] Sollten "Unabhängigkeitsparteien" nächstes Jahr bei den Wahlen in Flandern den Sieg erzielen, dann sei man "in einem Prozess, wo wir nicht mehr über die Zukunft des Bundesstaats Belgien verhandeln können". Die Lage, die dann eintreten könnte, ist Gegenstand der aktuellen ostbelgischen Umfrage über die künftige staatliche Zugehörigkeit des Gebiets. "Wir können bei der Wallonie bleiben oder unabhängig werden", grenzt Lambertz die Möglichkeiten ein, "oder wir schließen uns irgendeinem Nachbarn an." Die Alternativen sind bestechend: "In Frage kommen", sagt der "Freund und Kollege" des Berliner SPD-Vorsitzenden, Luxemburg und Deutschland.

[1] Deutschsprachige Minderheiten in der belgischen Staatsstruktur; www.dglive.be/desktopdefault.aspx/tabid-101/
[2] s. dazu Anschlusspläne
[3], [4] "Jamais je ne me suis senti Belge..."; Le Soir 22.08.2008
[5], [6] Un Wallon sur deux prêt à devenir français!; La Voix du Nord 29.07.2008
[7] Tatsächlich hat der flämische Separatismus, der jetzt auch den Deutschsprachigen neue Perspektiven öffnet, seine Stärke im vergangenen Jahrhundert wesentlich aus der Kooperation mit großdeutschen Kräften gezogen - eine Tatsache, über die heute wegen der rechtsextremen Orientierung von Organisationen wie dem Vlaams Belang gerne geschwiegen wird. german-foreign-policy.com berichtete: Anschlusspläne
[8] s. dazu "Raumordnung" um Aachen herumOrtsverband Ostbelgien und Stilles Wachstum
[9] s. dazu Ostbelgien im deutschen Netz
[10] Kurt Beck im Sommerinterview an der Mosel; Grenzecho 22.07.2008
[11] s. dazu Deutsche Subversion (I)FliehkräfteBaldiger Anschluss und Ethno-Netzwerk
[12] s. dazu AktionseinheitenSchutzmacht-KlauselBeziehungen pflegen und Hintergrundbericht: Die Föderalistische Union Europäischer Volksgruppen
[13] Der Mann, der Belgien retten soll; Der Westen 06.08.2008

=== 2 ===



Beziehungen pflegen 

25.01.2008


BERLIN/FLENSBURG (Eigener Bericht) - Die Bundesregierung eröffnet ein Internetportal zur Vernetzung der deutschsprachigen Minderheiten in Europa und Asien und treibt damit die Nutzung von Bevölkerungsteilen fremder Staaten zu politischen Zwecken voran. Die "Angehörigen der deutschen Volksgruppe eines Landes" könnten nun einfacher als zuvor "in Verbindung zu deutschen Minderheiten anderer Staaten treten" sowie "intensive Beziehungen zu Interessenten in Deutschland pflegen", erklärt der Regierungsbeauftragte für Aussiedlerfragen und nationale Minderheiten, Christoph Bergner. Schon jetzt erhalten die als blutliche Abstammungsgemeinschaften konzipierten "Volksgruppen" eine besondere Förderung von der Bundesregierung und werden von Berlin als "Brückenköpfe" in ihren Ländern genutzt, zum Beispiel in Polen, Dänemark und Kasachstan. Das neue Webportal ist von einem Verband erstellt worden, der bereits in den 1950er Jahren gegründet wurde - von "Volksgruppen"-Experten der 1930er Jahre. Die Föderalistische Union Europäischer Volksgruppen (FUEV) aus Flensburg (Bundesland Schleswig-Holstein) bündelt seit damals Minderheiten aus ganz Europa unter deutscher Führung. Sie folgt damit Modellen einer Vorläuferorganisation aus der Zeit der Weimarer Republik. Ihrem Beirat steht ein Ministerialrat aus dem Bundesinnenministerium vor.

Sachlich-neutral

Das neue Internetportal hat der Beauftragte der Bundesregierung für Aussiedlerfragen und nationale Minderheiten, Christoph Bergner, am 17. Januar freigeschaltet.[1] Bergner ist zugleich Parlamentarischer Staatssekretär im Bundesministerium des Innern, das eigene Abteilungen für deutschsprachige Minderheiten im Ausland unterhält. Das Internetportal bietet solchen Minderheiten aus 24 Staaten von Frankreich über Italien und Rumänien bis Tadschikistan eine Plattform zur Selbstdarstellung, es liefert präzise Angaben über die jeweiligen Minderheiten- und Autonomierechte und verlinkt die bedeutendsten deutschsprachigen Medien und Organisationen. So finden sich weitgespannte Informationen über die "Südtiroler Volkspartei" (Italien), die "Deutschsprachige Gemeinschaft" Ostbelgiens, über das slowakische "Karpatenblatt", eine "Assoziation der gesellschaftlichen Vereinigungen der Deutschen der Republik Kasachstan 'Wiedergeburt'" und das "Demokratische Forum der Deutschen in Rumänien". Sachlich-neutral wird unter den Organisationen des nordostfranzösischen "Deutschtums" auch der "Elsass-Lothringische Volksbund" erwähnt, eine Partei, der separatistische Aktivitäten und "Annäherungen (...) zur rechten Szene" vorgeworfen werden.[2]

Vernetzen

Wie der Minderheitenbeauftragte Bergner erklärt, dient das neue Internetportal vor allem zwei Zielen. Zum einen soll es PR-Funktionen übernehmen und die "Allgemeinheit über die Existenz der Minderheiten, ihre Größe, Struktur, Verbände und aktuellen Ereignisse" unterrichten.[3] Daneben hat es die Aufgabe, die deutschsprachigen Minderheiten enger als bisher zu vernetzen und sie "untereinander über aktuelle Ereignisse, Personalien, politische Forderungen und Erfolge" stets auf dem Laufenden zu halten. Damit entwickelt sich das Portal zur politischen Plattform, die etwa den deutschsprachigen Minderheiten in Frankreich und Tschechien die weitreichende Autonomie vor Augen führt, die die Minderheiten in Belgien oder Norditalien genießen. In deren Ländern wird über den Anschluss der deutschsprachigen Regionen an Deutschland bzw. Österreich diskutiert.[4] Auch wird sich mit Hilfe des Portals die deutschsprachige Minderheit Tschechiens oder Polens besser informieren können, wie es in Ungarn zur Zahlung von Entschädigungen an nach dem Zweiten Weltkrieg enteignete Deutsche kam (german-foreign-policy.com berichtete [5]).

Deutsche Finanziers

Angeregt worden ist das PR- und Vernetzungsprojekt vom Bundesinnenministerium in Berlin, das nun auch die Umsetzung finanziert. Auftragnehmer ist die Föderalistische Union Europäischer Volksgruppen (FUEV), eine der traditionsreichsten Organisationen deutscher "Volksgruppen"-Politik. An ihrer Gründung im Jahr 1954 wirkten mehrere deutsche "Volksgruppen"-Experten der 1930er Jahre mit, so etwa Hans Schmidt-Oxbüll, ein ehemaliges Mitglied der Nationalsozialistischen Arbeitsgemeinschaft Nordschleswig (NSAN, Dänemark). Schmidt-Oxbüll hatte schon im Jahr 1938 den "Kampf um die nationalsozialistische Idee" für "Heimat" und "Deutschtum" führen wollen. 1954 forderte er auf dem FUEV-Gründungskongress, "das Recht auf die Heimat zu proklamieren".[6] Die FUEV, die ihren Sitz heute im norddeutschen Flensburg hat, finanziert sich zu bedeutenden Teilen aus staatlichen Mitteln der Bundesrepublik, zahlreicher deutscher Bundesländer, der Deutschsprachigen Gemeinschaft Ostbelgiens und der Autonomen Provinz Südtirol. Zu den Geldgebern gehört neben staatlichen deutschen Stellen und deutschsprachigen Gebietskörperschaften außerhalb Deutschlands auch die Hermann-Niermann-Stiftung (Düsseldorf/Nordrhein-Westfalen), die sich der Förderung deutschsprachiger Minderheiten widmet. Die formal private Organisation wird von einem Ministerialrat des Bundesinnenministeriums geleitet; der Mann ist inzwischen im Ruhestand.[7]

Traditionsreich

Die FUEV, eine staatsfinanzierte angebliche Nichtregierungsorganisation, vereinigt nach eigenen Angaben gegenwärtig 84 Mitgliedsverbände aus 32 Staaten. Als Sammelbecken europäischer Minderheitenverbände hat sie Ähnlichkeiten mit dem "Europäischen Nationalitätenkongress" der Weimarer Zeit. Die 1925 gegründete und zeitweise sehr eng mit dem Auswärtigen Amt kooperierende Organisation hatte ebenfalls "Volksgruppen" aus ganz Europa zusammengefasst - mit dem Ziel, völkische Sonderrechte für abstammungsdefinierte Minoritäten in Europa durchzusetzen. Die Reichsregierung hatte daran wegen der deutschsprachigen Minderheiten großes Interesse. "Es liegt auf der Hand, welchen Wert in politischer, kultureller und wirtschaftlicher Beziehung die Erhaltung dieser Minderheiten und ihrer deutschen Gesinnung für das Reich haben muß", hatte Außenminister Gustav Stresemann wenige Monate vor der Gründung des "Europäischen Nationalitätenkongresses" geschrieben. So seien die deutschsprachigen Minderheiten etwa "berufen (...), als Mitträger der Politik eines fremden Staates die Politik dieses Staates in einem für das Deutsche Reich günstigen Sinne zu beeinflussen".[8] Vom wirtschaftlichen Nutzen deutschsprachiger Minderheiten für die deutsche Wirtschaftsexpansion ist noch heute ganz offen die Rede.[9]

Staatsdiener

Die FUEV unterhält ein besonderes Gremium, in dem die deutschsprachigen Minderheiten zur Sicherung ihres verbandsinternen Einflusses zusammengeschlossen sind: die "Arbeitsgemeinschaft deutscher Minderheiten". Sie ist 1991 auf Initiative des Bundesinnenministeriums gegründet worden - in Budapest - und kommt einmal jährlich zu einer gemeinsamen Tagung zusammen. Regelmäßig ist ein Fachmann aus dem Berliner Innenministerium präsent; in den letzten Jahren war dies Ministerialrat Detlev Rein. Praktischerweise ist Rein in Personalunion Vorsitzender des FUEV-Beirats. Rein war gemeinsam mit dem Parlamentarischen Staatssekretär Christoph Bergner zugegen, als mehrere FUEV-Vertreter am 13. August 2007 in Berlin das vom Innenministerium in Auftrag gegebene Konzept für ein Internetportal deutschsprachiger Volksgruppen durchsahen; Rein führte die Gespräche am 31. August am FUEV-Sitz in Flensburg sowie am 26. Oktober bei der Jahrestagung der FUEV-"Arbeitsgemeinschaft deutscher Minderheiten" fort. Die Planung und Umsetzung geschah bis zum Schluss in enger Zusammenarbeit mit dem neuen Vorsitzenden der "Arbeitsgemeinschaft deutscher Minderheiten", Koloman Brenner.

Elitär

Brenner entstammt der deutschsprachigen Minderheit Ungarns - und gehört einer relativ kleinen, elitären Gruppierung an, die sich traditionell dem "Deutschtum" verschrieben hat: Dem Netzwerk des "Verbandes der Vereine deutscher Studenten" (VVDSt). Dabei handelt es sich um eine Art deutscher Studentenverbindungen, die bereits in den 1920er Jahren Deutschtumspolitik an ausländischen Hochschulen betrieb - in Polen, wo sie gegen die "Polonisierung" der Hochschulen kämpfte. Zu diesem Zweck nutzte der VVDSt Organisationen des einheimischen "Deutschtums", die "Vereine Deutscher Hochschüler" (VDH), die damals sehr eng an die VVDSt-Strukturen angebunden wurden. 1939 verboten, nahmen die VDH seit 1999 ihre Tätigkeit in Osteuropa wieder auf, zunächst in Polen (Raciborz), dann auch in Rumänien (Timisoara) sowie Ungarn (Budapest) - und erneut in Zusammenarbeit mit dem deutschen VVDSt.[10] FUEV-Aktivist Koloman Brenner gehört dem VDH Budapest an, der in Anlehnung an den VVDSt das "Deutschtum" an den osteuropäischen Hochschulen fördert - ganz wie sein Vorläufer aus den 1920er und 1930er Jahren, der die europaweiten Aktivitäten des der FUEV ähnelnden "Europäischen Nationalitätenkongresses" um die unmittelbare Unterstützung des "Deutschtums" in dessen osteuropäischen Zentren ergänzte. Die alten Strukturen scheinen in den neuen wieder auf.


Bitte lesen Sie auch Auszüge aus der Denkschrift von Gustav Stresemann vom 13. Januar 1925.

[1] Internetportal der deutschen Minderheiten in Europa durch Staatssekretär Dr. Bergner eröffnet; Pressemitteilung des Bundesministeriums des Innern 17.01.2008. Das Portal ist unter der Internetadresse www.agdm.fuen.org zu finden.
[2] Elsass-Lothringischer Volksbund; www.yeni.org
[3] Internetportal der deutschen Minderheiten in Europa durch Staatssekretär Dr. Bergner eröffnet; Pressemitteilung des Bundesministeriums des Innern 17.01.2008
[6] Walter von Goldendach, Hans-Rüdiger Minow: Von Krieg zu Krieg. Die deutsche Außenpolitik und die ethnische Parzellierung Europas, 3. Auflage, München 1999
[10] s. dazu Wie einst im Mai...


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Cultivating Relationships 

2008/01/25


BERLIN/FLENSBURG (Own report) - The German government is establishing an Internet portal to connect German-speaking minorities in Europe and Asia, thereby expanding the political manipulation of population segments of foreign countries. "Members of ethnic German minorities of one country" could more easily than ever "be linked up to German minorities of other nations" and can "cultivate intensive relations to interested parties in Germany," explained Christoph Bergner, the German government's Commissioner for Repatriation Issues and National Minorities in Germany. The German government has already initiated a special support for the German "Volksgruppen", conceived of as communities of blood-ancestry and is using them as "bridgeheads" within their respective nations, e.g. Poland, Denmark and Kazakhstan. The new internet portal is being initiated by an association that was founded in the 1950s by "Volksgruppen" experts of the 1930s. Since its inception, the Federal Union of European Nationalities (FUEN), with headquarters in Flensburg, (Schleswig-Holstein) has been confederating the ethnic minorities from all over Europe under German leadership. The association pursues the prototype set by a predecessor organization in the period of the Weimar Republic. The chair of the association's advisory committee is an undersecretary in the Ministry of the Interior.

Factually Neutral

The new internet portal was opened January 17, by the government's Commissioner for Repatriation Issues and National Minorities in Germany, Christoph Bergner.[1] Bergner is also the Parliamentary Undersecretary of State in the Interior Ministry, for the section that deals with German-speaking minorities abroad. The internet portal provides a self-portrayal forum for minorities from 24 nations, ranging from France, by way of Italy and Romania, all the way to Tajikistan. It provides precise information about the respective minorities and their autonomy rights and furnishes links to the most important German-language media and organizations. Wide-ranging information can be found on the "South Tyrolean People's Party" (Italy), the "German-Speaking Community" of Eastern Belgium, the Slovakian journal "Karpatenblatt," an "Association of the Social Organizations of Germans in the Republic of Kazakhstan - 'Rebirth'" and the "Democratic Forum of Germans in Romania." The list of Germandom organizations - factually neutral - includes also the "Alsace-Lorraine People's Alliance" from Northeastern France, a party accused of secessionist activities and "proximity (...) to the extreme rightist milieu."[2]

Cross-Linking

Bergner, the Government's minority commissioner, explains that the internet portal has two primary objectives. On the one hand, it should take over the task of public relations, informing about the "commonality of the existence of minorities, their sizes, structures, associations and current events."[3] Alongside this task, is that of a closer cross-linking between the German-speaking minorities and to always keep "one another up-to-date on the latest happenings, personal particulars, political demands and successes." The portal becomes, thereby, a political platform, for example exposing the German-speaking minorities in France and the Czech Republic to the wide-ranging autonomy enjoyed by the minorities in Belgium and Italy. In these countries there is open discussion about the German-speaking regions becoming attached to Germany or Austria respectively.[4] The portal will also help the German-speaking minority in the Czech Republic or Poland to better inform themselves on how the Hungarian Germanic minority achieved indemnities, paid for post-WW II expropriations. (german-foreign-policy.com reported [5].)

German Financiers

The PR and inter-linking project is the idea of the German Interior Ministry, which is now financing its implementation. The Federal Union of European Nationalities (FUEN) is one of the organizations with a long tradition in the German ethnic "Volksgruppen" policy. Several German "Volksgruppen" experts, active since the 30s were instrumental in the FUEN's founding in 1954. Among them was Hans Schmidt-Oxbüll, a former member of the "National Socialist [Nazi] Working Group in Northern Schleswig" (NSAN, Denmark). Already in 1938 Schmidt-Oxbüll wanted to wage the "struggle for the Nazi idea" for "homeland" and "Germandom". He demanded, at FUEN's founding congress in 1954, that the "right to homeland be proclaimed".[6] The FUEN, with its headquarters in Flensburg, in Northern Germany, is financed, to a large extent, by the German federal government, numerous German regional state governments, Eastern Belgium's German-speaking community and Italy's autonomous province of Southern Tyrol. Alongside the German state and German-speaking regional authorities abroad, the Hermann Niermann Foundation (Duesseldorf/North Rhine-Westphalia), dedicated to the promotion of German-speaking minorities is also among the financiers. This technically private organization is under the management of an Interior Ministry undersecretary, who is now retired.[7]

Rich in Tradition

According to its own indications, the FUEN, a government-financed "Non-Governmental Organization," currently confederates 84 member associations from 32 nations. As a reservoir of European associations of minorities, it resembles the "European Nationalities Congress" from the period of the Weimar Republic. Founded in 1925 and cooperating occasionally very closely with the Foreign Ministry, this organization also confederated "Volksgruppen" from all over Europe - with the objective of having special ethnic rights imposed for ancestry-defined European minorities. The imperial government had a great interest in this because of the German-speaking minorities. Only a few months before the founding of the "European Nationalities Congress," Gustav Stresemann, German Foreign Minister, at the time, wrote: "It is evident, what importance for political, cultural and economic relations, the maintenance of these minorities and their pro-German disposition must have for the empire." Therefore the German-speaking minorities are, somewhat, "called upon (...), as fellow supporters of the policies of a foreign state, to have an influence on these policies, to the advantage of the German Empire."[8] Even today the German-speaking minorities' economic advantages for business expansion is publicly discussed.[9]

Civil Servant

The FUEN has a special internal echelon, the "German Minorities Work Group," designed to insure the consolidation of influence over the internal affairs of the association. Established in 1991 in Budapest, at the initiative of the German Interior Ministry, it is convened annually. An expert from the Interior Ministry in Berlin is regularly present. Over the past few years this had been Ministerial Counselor Detlev Rein. Rein, through his dual role, is practically the chairman of the FUEN advisory committee. Rein was present with Commissioner Bergner, August 13, 2007 in Berlin, as several FUEN representatives reviewed the internet portal for German-speaking minorities that had been contracted by the Interior Ministry, and continued the discussion August 31 in consultations at FUEN headquarters in Flensburg and on October 26, at FUEN's annual "German Minorities Working Group" meeting. The planning and implementation was finally carried out in close collaboration with the new "German Minorities Working Group" chairman, Koloman Brenner.